In quanto aspirante laico domenicano nelle Filippine sono attratto dal…

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Fonte dell’articolo Amici Domenicani – Autore Padre Angelo Bellon op.

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Quesito

Domanda per padre Angelo:
in quanto aspirante laico Domenicano (delle Filippine), sono attratto dall’esempio di Santa Caterina da Siena.
Ho scelto lei come modello poiché dall’essere timida, riservata e distaccata si è trasformata in una persona coraggiosa, diretta ed energica.
Io stesso sono un carattere introverso e il suo cambiamento mi da speranza. La mia domanda allora è la seguente: qual è il modo corretto di intendere la sua esperienza mistica, in particolare il suo “matrimonio mistico” con Cristo, e quale valido insegnamento può trarne il semplice cristiano.
Molte, molte grazie!


Risposta del sacerdote

Carissimo, 
1. mi compiaccio anzitutto per il fatto che sei aspirante laico domenicano nelle Filippine.
Secondo il suo primo grande biografo il beato Raimondo da Capua, il matrimonio mistico in Santa Caterina era necessario perché ricevesse tutta quella forza che ebbero gli apostoli nel giorno di Pentecoste.
Secondo San Tommaso e anche secondo il beato Raimondo da Capua che ne segue la dottrina, nel giorno di Pentecoste gli Apostoli furono confermati in grazia e ricevettero pertanto la grazia santificante in maniera così sovrabbondante che rese loro quasi impossibile commettere dei peccati.
Proprio di questo avevano bisogno per essere testimoni autentici e credibili del Signore fino agli estremi confini della terra.
Così similmente avvenne per Santa Caterina nel momento in cui stava per iniziare la sua vita pubblica davanti a papi, re, regine, principi e persone di ogni genere. Era il martedì grasso, l’ultimo giorno di carnevale, che quell’anno cadeva il 2 marzo 1367. Caterina aveva vent’anni.

2. Tuttavia per la nostra Santa non si è trattato semplicemente di una trasformazione psicologica.
Anche da piccola il suo carattere non era introverso, se per introverso intendiamo chiuso in se stesso.
Sappiamo infatti che “trascinate dal suo esempio, molte bambine della sua età si raccoglievano intorno a lei, bramose di sentire i suoi santi discorsi ed imitare in quanto potevano il suo modo di fare. Così cominciarono a radunarsi di nascosto insieme con lei in un angolo appartato della sua casa: egli, insieme con lei, si flagellavano e ripetevano, per quante volte lei lo imponeva, l’orazione domenicale e la saluta azione Angelica” (Vita di Santa Caterina da Siena, n. 31).

3. Va ricordato però che Caterina, in seguito alla visione di Gesù sopra la chiesa di San Domenico all’età di sei anni, aveva ricevuto una grazia santificante così straordinaria che l’aveva portata ad un grado molto alto di santità e di unione con il Signore.
Il silenzio che dai 12-13 anni caratterizzò la sua vita era dovuto ad un motivo ben preciso: era stata privata di una cameretta tutta sua e messa a fare tutti i servizi di casa perché allontanasse l’idea di consacrarsi al Signore. 
Il beato Raimondo da Capua dice che Santa Caterina davanti alle tante ingiurie e scherni che subiva in famiglia si propose di costruire dentro di sé una cella interiore per cui non parlava mai se non interrogata. Questo le consentiva di stare sempre unita al Signore facendo così: si era “messa in mente che suo padre rappresentava Gesù Cristo, nostro Signore e Salvatore; sua madre, la gloriosa genitrice Maria; i fratelli poi e gli altri di famiglia, i santi apostoli e i discepoli. E con queste immagini davanti, li serviva contenta e diligentemente, tanto che tutti restavano incantati.
Da questa sua rappresentazione ideale ne seguiva per lei un altro bene, perché mentre serviva a costoro, pensava di servire al suo Sposo; così stando in cucina, era occupata nei santi misteri, e servendo a tavola, l’anima sua si è deliziava della presenza del Salvatore” (Ib., n. 50).

4. Crescendo sempre di più nell’unione con Gesù e nella grazia sua, Caterina “cominciò a domandare al Signore, come i discepoli, che si degnasse di aumentarle la fede e le donasse la perfezione della virtù della fede.
Il Signore la prese in parola e le rispose: “Io ti sposerò a me nella fede”.
La vergine intanto non si stancava mai di ripetere la solita preghiera e il Signore sempre le rispondeva nel medesimo modo” (Ib., n. 114).
Per fede qui si intende la perfetta fedeltà o conformità a Dio nei pensieri, nelle parole, nei sentimenti e nelle azioni.

5. Narra ancora il beato Raimondo che Caterina “cercava con le orazioni e i digiuni il volto dello Sposo eterno, replicando per la millesima volta con grande fervore la solita preghiera. Il Signore le disse: “Poiché per amor mio hai gettato via tutte le cose vane e le hai fuggite, e col disprezzare i piaceri della carne hai riposto in me solo le delizie del tuo cuore, ora che gli altri di casa tua si divertono a tavola e fanno feste mondane, io stabilisco di celebrare con te la festa nuziale dell’anima tua, e così come ti promisi ti sposo a me nella fede” (Ib., n. 114). 
Allora ebbe inizio il solenne matrimonio mistico di santa Caterina con nostro Signore alla presenza di Maria Santissima, di San Giovanni Evangelista, del glorioso San Paolo, di San Domenico e di Davide che suonava l’arpa.

6. Ecco dunque l’insegnamento da trarre: la trasformazione esteriore di Caterina nacque da una trasformazione interiore che era iniziata diverso tempo prima con l’impegno ascetico ben preciso di stare sempre alla presenza del Signore e di servire il suo prossimo con la medesima dedizione e delicatezza che avrebbe impiegato nel servire il Signore in persona, tenendo sempre lo sguardo su di Lui, evitando qualunque peccato e stando in un silenzio che la rendeva ulteriormente amabile.

7. Per cui “mirabilmente fortificata nel silenzio e nella speranza, quanto più gravi erano le persecuzioni che la opprimevano, tanto maggiori erano le grazie e le consolazioni che la sollevavano; di modo che i fratelli vedendo la sua costanza dicevano fra di loro: siamo vinti!
Il suo babbo, che fra tutti era il migliore, rifletteva in silenzio alle azioni della figliuola, e ogni giorno più si convinceva che non era guidata da capricci di gioventù, ma dallo Spirito di Dio” (Ib., n. 51).

8. Ecco dunque che cosa bisognerebbe fare: alla trasformazione esteriore, che tutti quanti desidereremmo, si deve far precedere la trasformazione interiore per la quale incessantemente in ogni cosa si cerca il volto del Signore e di essere a lui graditi.

Con l’augurio che tu possa essere come Santa Caterina da Siena nella tua terra e tra la tua gente, ti assicuro la mia preghiera e ti benedico.
Padre Angelo

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P.Angelo Bellon op, docente di teologia morale.