In occasione di una gita scolastica ho chiesto all’insegnante di tener…

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Fonte dell’articolo Amici Domenicani – Autore Padre Angelo Bellon op.

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Quesito

Buongiorno Padre Angelo,
scusi se La disturbo. La mia domanda è forse sciocca. La prossima settimana partirò per la gita di classe a Roma ed ho chiesto alla mia insegnante se poteva tenere conto con l’hotel che io il Venerdì non mangio carne per la Quaresima (ho 18 anni). Praticamente sono stato deriso per questa richiesta che secondo me invece non è assurda…onestamente penso che se l’avesse fatta un compagno musulmano o buddista nessuno avrebbe detto nulla. Io però ora mi dico che sono stato esagerato e che forse avrei potuto risolvere la questione diversamente…
Lei che ne dice?


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. è ben vero quello che hai detto: se un islamico o un ebreo o un buddista avesse presentato l’ostacolo proveniente dalla sua religione, tutti sarebbero stati zitti.
Anzi (e giustamente) si sarebbe detto che quello era un diritto da rispettare.
L’hai fatto tu, cristiano, ed ecco che sei stato deriso.

2. Penso che per un hotel non costituisca un incomodo venire incontro a particolari esigenze.
Se in situazioni analoghe qualcuno dicesse di essere celiaco o che non può mangiare questo o quest’altro, gli si va subito incontro.
Anche qui: giustamente e doverosamente.

3. Secondo me tu hai fatto bene a mettere davanti la tua sensibilità.
Indirettamente hai dato la tua bella testimonianza.
Di fatto davanti a tutti hai ricordato che siamo in tempo di Quaresima e che la Quaresima ha carattere penitenziale. E molto di più ce l’hanno i venerdì di Quaresima in memoria della passione e morte di Nostro Signore.
Forse qualcuno dei tuoi compagni non sa neanche che cosa sia la Quaresima

4. Desidero sottolineare il bene che hai fatto a tutti con quella richiesta.
Tanti i tuoi compagni e insegnanti hanno sentito la tua richiesta. Probabilmente qualcuno ha sorriso.
Ma un giorno la tua testimonianza – ne sono certo – riemergerà nella loro vita a loro edificazione.

5. Penso a Jean Guitton, grande pensatore e accademico di Francia. In un bel libro intitolato “Il Cristo della mia vita” ricorda che quando si è trattato del servizio militare aveva chiesto ad un sacerdote se era opportuno inginocchiarsi per le sue preghiere prima di coricarsi a letto come faceva a casa sua. Questi gli disse che era più prudente farle segretamente.
Non soddisfatto, pose la medesima domanda ad un altro sacerdote che gli disse: sì, devi testimoniare la tua fede.
Seguì l’indicazione del secondo.

6. Più avanti negli anni morì un suo commilitone che nel frattempo aveva fatto carriera acquistando una certa notorietà. 
Jean Guitton si presentò alla vedova per farle le condoglianze. Appena comunicò le proprie generalità dicendo nome cognome, la vedova disse: “Ah, mio marito si ricordava bene di lei. Era rimasto impressionato dalla sua testimonianza di fede quando eravate militari insieme. Diceva: Guitton, sì che ci crede, si metteva in ginocchio per dire le sue preghiere”.

7. Nessuno tra voi può sapere che cosa succederà nella vostra vita tra trenta o quarant’anni.
Ma chissà che qualcuno non si ricordi di quella tua domanda e della semplicità con cui l’hai posta e non si senta spinto a recuperare la fede o almeno a una pratica cristiana più seria!
Ci sono certe domande che si incuneano nella memoria e non credo senza un’azione particolare dello Spirito Santo.
Probabilmente qualcuno ne sarà rimasto edificato fin d’ora.

8. A suo tempo hai ricevuto la cresima. Con questo sacramento hai accettato l’incarico da parte del Signore di essere suo testimone ovunque.
Con la massima semplicità e con una richiesta apparentemente banale perché non tocca l’essenza della vita cristiana – senza pensarci e senza metterti in posa – hai dato la tua bella testimonianza.
Nel giorno della cresima hai ricevuto segretamente la forza di essere testimone. Ed ecco che questa forza si è manifestata con la massima disinvoltura.
Anche tanti tuoi compagni hanno ricevuto come te la grazia della cresima, ma forse l’hanno subito archiviata.

9. Mi piace riferirti ciò che il Signore ha detto agli apostoli nell’ultima cena: “Voi siete quelli che avete perseverato con me nelle mie prove e io preparo per voi un regno, come il Padre mio l’ha preparato per me, perché mangiate e beviate alla mia mensa nel mio regno.
E siederete in trono a giudicare le dodici tribù d’Israele” (Lc 22,28-30).
Sono contento per quello che il Signore sta preparando per te. Per una tenue testimonianza ti darà “magnifica ricompensa” (2 Mac 12,45.
“Tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, per ricevere ciascuno la ricompensa delle opere compiute quando era nel corpo, sia in bene che in male” (2 Cor 5,10).
“Fedele è Dio e farà tutto questo” (2 Ts 5,24).

10. Se prevedi in partenza che sarà impossibile fare astinenza, mangerai quello che ti sarà presentato, cercando di rimediare con qualche atto di virtù.
In ogni caso è sempre possibile riceverne la dispensa o una commutazione da parte del parroco o anche del confessore.

Contento per quello che hai fatto, ti assicuro la mia preghiera.
Ti auguro ogni bene e ti benedico.
Padre Angelo

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P.Angelo Bellon op, docente di teologia morale.