Il Granellino: (Mt 11,28-30)

il granellino
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Qual è il peso che oggi ti affatica, ti fa piangere e ti opprime? Forse il tuo coniuge che è diventato avaro ad ogni gesto di affetto e tenerezza? Forse il tuo coniuge che ti ha lasciato per un’altra persona? Forse il tuo lavoro che a te non piace? Forse la precarietà economica che stai vivendo? Forse la tua vedovanza? Forse la tua malattia fisica? Forse tuo figlio depresso o handicappato? Forse i tuoi peccati passati e presenti? Forse il sentirsi non desiderato e amato dai tuoi genitori? Forse una violenza fisica subita nella tua fanciullezza? Forse la mancanza di un figlio nel tuo matrimonio? Forse come prete sei stato calunniato o il tuo vescovo non ti stima? Qualunque sia il tuo peso (croce), non agire come fa il mondo che non conosce Gesù Cristo. Sotto il peso gravoso della croce il mondo cerca consolazione e conforto immergendosi in qualche vizio, oppure ribellandosi contro tutti. La ribellione e il rifiuto della croce genera la depressione. Noi cristiani abbiamo una forza per vivere la nostra croce senza farci schiacciare da essa. Questa forza ci viene da Gesù che, se lo invochiamo con fede, ci donerà il suo Spirito di consolazione e di fortezza. Ecco perché il Signore ci esorta con queste parole: “O voi che siete affaticati e oppressi, venite a me e renderò il vostro peso leggero”.
Se non avessi invocato Gesù con costanza, anch’io sarei diventato un depresso. Ma ho continuato ad amare e a portare la mia croce con il conforto e la forza dello Spirito Santo. Amen. Alleluia.
(P. Lorenzo Montecalvo dei Padri Vocazionisti)

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Informazioni su Padre Lorenzo Montecalvo 985 Articoli
Sacerdote, scrittore, autore de "Il Granellino".

1 Commento

  1. Matteo 11- 28/30

    Venite a me voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero.

    Venite a me, dice Gesù.
    Innanzitutto vogliamo scoprire chi è Gesù per ciascuno di noi.
    Noi stiamo camminando verso Gesù, il principio è: Per Cristo, con Cristo e in Cristo.
    Camminiamo verso Cristo, per incontrarci con Cristo e infine entrare in Lui per fare ciò che Lui ha fatto nel mondo visibile e nel mondo invisibile: Diventare costruttori di Pace.
    Noi stiamo camminando verso questo Cristo che ci chiama: “Venite a me voi tutti”; tutti vuol dire graziati e disgraziati, sani e malati, buoni e cattivi, donne e uomini cristiani e non cristiani.
    Non precisa a chi sta rivolgendosi, per cui la Sua parola è rivolta a tutti gli uomini sulla terra, indifferentemente da chi essi sono, di quale razza, di quale colore, di quale nazione, di quale istituzione e di quale religione siano.
    Cristo Gesù è il verbo di Dio.
    Nel principio era il verbo e il verbo era presso Dio e il verbo era Dio.
    Se il verbo era Dio vuol dire che il Dio Padre creò l’uomo a immagine del verbo, e più avanti questo verbo si è incarnato ed è diventato uomo come noi, questo è il mistero dell’incarnazione di Gesù.
    Venite a me tutti, uomini sulla terra e sotto il cielo, perché tutti voi siete miei figli, dice il Signore.
    Gesù non può distinguere perché se distinguesse non sarebbe più Dio e diventerebbe un prete, un profeta, un uomo qualsiasi.
    Gesù non è cristiano, non è musulmano , non è ebreo e non è buddista, Gesù è il Signore di tutti, il fratello di tutti, il fratello maggiore umano e il Dio di tutti, perché Lui con il Padre e con il Suo Santo Spirito fa un solo Dio.
    In cielo non ci sono tre dei, c’è un solo Dio creatore, Colui che ha creato il mondo
    Il Signore Gesù è l’uomo che il Signore Dio creò a Sua immagine e somiglianza e il Dio Spirito Santo che ci da la vita.
    Senza lo Spirito Santo l’uomo è un cadavere, esattamente come coloro ai quali Gesù si riferisce quando dice lasciate che i morti seppelliscano i loro morti.
    Noi camminiamo verso questo Cristo che ci sta chiamando quando dice venite a me voi tutti.
    In mezzo a questi tutti ci sei tu indifferentemente da come sei: Santo o peccatore, non perché il peccatore nella sua condizione sia a Lui gradito, ma perché si converta e recuperi la Sua immagine e somiglianza.
    Tu che stai camminando verso Cristo dove sei arrivato?
    Non pensare da quanto tempo stai camminando, ma a come stai camminando, quanti passi fai ogni giorno.
    Chi è per te questo Cristo Gesù che ti sta chiamando?
    E’ ancora un uomo di cui parla la storia?
    Ancora la tua fede è fede tradizionale/falsa?
    La tua fede è ancora fede idea o fantasia?
    Oppure ti sei già incontrato con Lui?
    Nel pensare può esserci l’inganno, veramente ti sei incontrato con Lui o pensi di esserti incontrato con Lui?
    Se pensi di esserti incontrato con Lui cerca di non fidarti del tuo pensare perché il pensare inganna.
    Dalle tue opere puoi sapere se ti sei incontrato con Lui oppure no.
    Gesù è la luce del mondo, quando ti incontri con Lui ti riempi di Luce e la tua vita diventa luce che illumina te, la tua famiglia, il tuo ambiente e la tua società.
    Tu senti di essere luce?
    Se si allora ti sei incontrato con Lui. Se non lo senti, allora corri, aumenta i tuoi passi per arrivare prima possibile, perché il tempo sta scadendo.
    Cercate il Signore finché c’è, perché non sappiamo se domani ci sarà.
    Il Signore sempre c’è ma bisogna vedere se domani per te/noi ci sarà oppure no.
    Venite a me voi tutti che siete affaticati.
    Tu senti di essere affaticato o fingi di non esserlo perché sei bugiardo? Tante volte l’orgoglio satanico gonfia l’uomo e gli fa dire di non essere stanco e di star bene, anche se vive nella disgrazia totale.
    Tu sei ancora guidato dal tuo orgoglio satanico, inganni te stesso e pensi di ingannare Dio o stai cercando la verità?
    Noi siamo tutti affaticati, chi dice il contrario è bugiardo e con le sue bugie non può risolvere i suoi problemi.
    Potrà ingannare se stesso ma non altri, la verità si vede sul volto che è lo specchio dell’uomo.
    Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi.
    Gli oppressi sono quelli che portano un peso superiore alle loro capacità.
    Tu senti di essere oppresso?
    Gesù vuol darti tutto gratuitamente, senza chiederti niente in cambio, anzi vuol darti tutto gratuitamente prendendo il tuo peso.
    Allora cosa aspetti?
    Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi ed io vi ristorerò.
    Vuol dire vi do il riposo, vi do la pace, vi do la tranquillità e la serenità.
    Se voi venite a me io toglierò da voi la vostra fatica e la vostra oppressione e vi farò miti e umili di cuore, dice il Signore.
    Solo la verità porta all’umiltà e alla mitezza, chi non scopre la propria verità, chi non scopre e ammette che è affaticato e oppresso a causa della superbia e dell’orgoglio satanico, non conquisterà la mitezza e l’umiltà e non troverà ristoro per la sua anima.
    Prendete il mio giogo, dice Gesù, prendete il mio giogo sopra di voi.
    Qual è il suo giogo?
    Forse vuole ingannarci o vuole darci il suo giogo per farci cadere sotto di esso.
    Chi può dire questo se non un uomo generoso?
    Gesù è l’uomo generoso, non può ingannare a motivo del suo carattere.
    L’uomo generoso offre tutto se stesso, pensa al suo prossimo, cerca quelli che sono persi, perché la gioia dell’uomo generoso è nel dare non nell’avere.
    L’uomo generoso trova la pace nella sua generosità.
    Per questo un uomo generoso non può ingannare altri.
    Gesù non è solo generoso, è l’uomo super generoso, un uomo straordinario.
    Sta chiamando ognuno di noi per darci il suo giogo che è leggero.
    Imparate da me, fate come faccio io, se cercate la pace.
    Cosa dobbiamo imparare da Lui?
    Abbiamo imparato tante cose, ma questa volta ci sta chiamando per insegnarci qualcosa che non abbiamo ancora appreso, qualcosa che non appartiene alla parola, qualcosa che appartiene alla vita: Gustare il vivere.
    Si può gustare il parlare, l’ascoltare ecc.. ma c’è anche il gustare il vivere che è molto più importante.
    Quando gusti il parlare o l’ascoltare dopo un po’ lo dimentichi, ma se gusti il vivere non lo dimenticherai mai.
    Imparate da me che sono mite e umile di cuore.
    Cosa vuol dire mite e umile di cuore?
    Umile e mite sono due parole ben diverse.
    La mitezza nasce con l’uomo, il mite è l’agnello di Dio .
    Il mite è buono per sua natura, quello che sopporta il dolore in silenzio.
    Il mite è l’uomo dolce.
    Il mite è l’uomo intelligente, quello che sa tutto ma non fa vedere niente.
    Il mite è quello nel cui cuore non è mai passato l’orgoglio e non potrà mai passarvi perché in lui non c’è spazio per l’orgoglio.
    L’uomo mite e l’uomo santo per la sua natura.
    Il mite è come il miele, come non si può spiegare la dolcezza del miele, così non si può spigare la mitezza.
    L’uomo mite è più buono del miele e più dolce del miele.
    L’umiltà è un dono di Dio ma nello stesso è una riconquista, al contrario della mitezza che nasce con l’uomo e vi rimane perché è l’amore di Dio
    L’umiltà si cerca, si conquista e si vive, umili si diventa.
    Un uomo mite non può essere orgoglioso, l’uomo umile può anche essere stato orgoglioso ma oggi può aver riconquistato l’umiltà.
    L’umile quello che osserva i comandamenti di Dio mettendoli in pratica. L’umile è quello che ubbidisce e ascolta senza sosta.
    L’umile è quello che accetta di essere sottomesso per il regno di Dio. Quello che non protesta, offre se stesso e accetta il dolore la sofferenza, la povertà persecuzione la ricchezza per ringraziare il Signore.
    L’umile è buono di cuore, generoso, fedele e vivace.
    In verità l’uomo, oltre a nascere mite, nasce anche umile, ma man mano che il bimbo scopre il mio ciuccio, il mio giocattolo, il mio babbo, il mio… si attacca alle cose di questo mondo, che diventano il nutrimento del suo io, l’io diventa il suo “dio”.
    Così perde l’umiltà e conquista l’orgoglio e la superbia satanica.
    In seguito questa persona dovrà tanto lottare per staccarsi da ciò che nel mondo ha conquistato per riconquistare ciò che ha perso è del mondo celeste.
    La stessa cosa vale per l’amore e la pace.
    La mitezza, che nasce con l’uomo, è parte della sua anima ed è impossibile perderla, ma quando l’uomo diventa superbo e orgoglioso perde l’anima e con essa perde la mitezza
    Per questo ogni uomo aggressivo è superbo e orgoglioso, perché al posto dell’anima ci sono aggressività, violenza, superbia e orgoglio che fanno il serpente in persona.
    L’uomo nasce a immagine e somiglianza di Dio – amore e pace – ma perde questa immagine quando perde la mitezza e l’umiltà
    Tu sei umile o mite?
    Esaminiamo la nostra coscienza, se l’abbiamo, altrimenti esaminiamo il nostro comportamento per scoprire come siamo.
    Qual è il comportamento dell’umile e mite?
    A volte scambiamo la nostra superbia con la mitezza e l’umiltà, altre volte pensiamo che la paura sia un’umiltà. Esempio: Quando ti prendono o ti picchiano, tu taci perché altrimenti ti spaccano la faccia, se pensi che questa sia umiltà inganni te stesso, perché questa si chiama paura che nulla c’entra con la mitezza e l’umiltà.
    Altre volte si scambia l’ambiguità, le due facce, con l’umiltà, dentro casa si è in un modo fuori si è in un altro modo, si indossa la maschera dell’umiltà secondo convenienza.
    Questa è falsità che nulla ha a che fare con l’umiltà.
    Tante volte rubare cose di poco valore – prendere ciò che non è tuo – credi che sia umiltà.
    Esempio: Rubi uno straccio o un’altra cosa di pochissimo valore e pensi che sia umiltà perché ti accontenti di poco, ma in verità questo è rubare che nulla c’entra con l’umiltà.
    Nel rubare non c’è umiltà e nell’umiltà non esiste il rubare.
    Lo scemo senza cervello o il pazzo senza cervello non è né mite né umile.
    Infatti Lo scemo non è mite e il mite non è scemo.
    Come si arriva all’umiltà?
    Innanzitutto chi pensa di essere già umile non ci arriverà mai, non camminerà e non cercherà e, alla fine, rimarrà come è.
    Invece chi scopre giorno dopo giorno quanta falsità, quanta bugie e quanto credere di essere ciò che non è, quanta cattiveria, quanti desideri malvagi, quanto egoismo, quanta violenza e quanta superbia ci sono in lui, più scopre i suoi difetti più scoprirà come arrivare all’umiltà.
    Perché si perde l’umiltà?
    Perché l’umiltà è una sofferenza, è il sopportare altri ed è anche una rinuncia.
    Nell’umiltà c’è il resistere e il combattere, si resistere nell’umiltà per conquistare l’amicizia.
    Chi non resiste si innervosisce e si scatena, comincia a perdere la coscienza, l’equilibrio spirituale, la mitezza e l’umiltà senza rendersi conto.
    Prendete il mio gioco sopra di voi e imparate da me che sono mite e umile di cuore e troverete ristoro per le vostre anime, dice l Signore
    Il ristoro sono la tranquillità e il riposo; perché non provare?
    Di solito siamo curiosi, perché allora non proviamo a lasciare il nostro giogo per prendere il Suo?
    Provare non costa tanto, ma per provare bisogna credere e non usare tanto il cervello e la filosofia, altrimenti si perde.
    Per provare occorre dire; Signore sia fatta la tua volontà, proviamo anche questo.
    Occorre accettare ciò che manda il Signore con tanta gioia; vedremo se ci manda un giogo leggero oppure uno pesante.
    Per provare Bisogna metterci l’impegno e non dire Signore fai tu mentre io resto inattivo ad aspettare.
    Per provare innanzitutto occorre la disponibilità per servire tutti con tanto amore, ma tu l’amore ce l’hai?
    Se non ce l’hai con quale amore puoi servire?
    A questo punto fai il primo passo con un po’ di semplicità, offri con semplicità e senza andare a raccontare in giro.
    Sii disponibile senza protestare, vedrai che con il tempo entrerà in te un po’ di amore e piano piano diventerai più umile e più mite.
    Per essere disponile devi ubbidire alle necessita del fratello, ma per ubbidire devi saper rinunciare al tuo orgoglio, per l’orgoglioso obbedire è impossibile.
    L’ubbidienza è una rinuncia, una sottomissione, un saper accettare, saper dire sì per non litigare e non creare problemi.
    L’ubbidiente accetta ogni persona così come è, accetta i loro problemi, loro idee, loro piaceri e loro dispiaceri.
    Ascolta i problemi degli altri per entrare nella loro sofferenza.
    Se non entri nella loro sofferenza, non entri in loro e se non entri in loro come puoi portare un sollievo?
    Per sollevare l’uomo dai suoi problemi bisogna mettersi sullo stesso livello, amando l’altro come se stessi. Bisogna accoglierlo come se fossi tu stesso.
    Se amiamo sottomettendo, disprezzando, mettendoci a un livello più alto, distruggiamo la persona che vorremo amare.
    Per ubbidire ai bisogni del prossimo bisogna servirlo facendo qualsiasi servizio, sia esso umile, povero o grande.
    Dal tuo servire altri sapranno chi sei.
    Dice il Signore in Mt: “Colui che vuol essere il primo fra voi si faccia vostro servo, così come il figlio dell’uomo non è venuto fra voi per essere servito, ma per servire dando la sua vita in riscatto per voi”.
    Il Signore sta dicendo che chiunque volesse diventare grande deve farsi servo, ma per il mondo il sevo non è grande.
    Nel linguaggio del Signore Gesù il servo è grande, Lui è la verità.
    Lui si è abbassato per lavare i piedi, sporchi di fango, ai Suoi discepoli perché lavando i loro piedi ha lavato i loro peccati.
    Agli occhi del Signore il falegname è grande quanto il re. Un re, un ministro, un generale possono essere ladri come un operaio può essere santo.
    Per essere grandi occorre scendere dall’orgoglio e dalla superbia e servire perché nel servizio si conquista l’amore, la serenità e la fiducia di chi hai servito.
    Più socievole sei più in pace sei e tramite la tua vita sapranno chi sei.
    L’umile confessa la propria debolezza, la propria ignoranza, la propria difficoltà e ammettere di essere un uomo limitato.
    Chi confessa la propria verità si umilia e nella sua umiliazione si ingrandisce di una grandezza che nulla c’entra con la superbia e l ‘orgoglio.
    Chi non confessa la propria verità si umilia nella sua grandezza quando altri scoprono la sua verità.
    Es: Quando confessi la tua vera verità ti lodano perché hai avuto il coraggio di dire la tua verità.
    Se un cieco dichiara di essere cieco lo apprezzano, ma se dice di vedere tutto senza vedere niente, quando inciampa lo disprezzano.
    Se sei un elettricista non dire di essere un ingegnere perché quando scoprono chi sei ti scartano.
    La via per arrivare all’umiltà è l’umiliazione, ma il padrone della superbia e dell’orgoglio farà di tutto affinché tu non arrivi all’umiltà, altrimenti perde il potere su di te.
    L’umile è quello che ha l’orecchio per ascoltare, quello che prende il giogo di altri per condividere e farlo entrare in lui. L’ascolto è un sollievo per il tuo fratello.
    Se uno è pieno di problemi e viene da te per sfogarsi quando lo ascolti distruggi il suo dolore perché prendi il suo giogo e gli dai il tuo, ciò che ha detto il Signore Gesù all’inizio di questo incontro.
    Se non ascolti la sofferenza del debole come puoi fortificarlo? Se non ascolti il povero come puoi dare a lui la ricchezza?
    Se non ascolti l’ignorante come puoi dargli la saggezza?
    Se non ascolti il fratello come puoi diventare suo fratello?
    Se non ascolti tuo figlio come puoi diventare suo papà?
    Se non ascolti tuo padre come puoi diventare figlio?
    Così anche fra marito e moglie.
    Nell’ascolto c’è l’insegnamento e l’insegnamento è una crescita.
    L’umile accetta il consiglio ma poi scarta quello che non gli occorre, ma ascoltando diventa più saggio.
    Il superbo è stolto per se stesso e per la società, mentre il saggio è saggio per se ed altri.
    Umiltà e saggezza sono due facce della stessa medaglia, l’umile è saggio ed è una grazia per se stesso, per la famiglia e per la società, ma se non ascoltasse come potrebbe sperare di essere ascoltato?
    Fai agli altri ciò che vorresti altri facciano a te.
    Se ti piace essere ascoltato, ascolta anche tu.
    Questa è la bussola per non sbagliare, per sapere sempre cosa fare, il tuo prossimo è uguale a te, questo si chiama rispetto, chi non rispetta non sarà rispettato.
    Il superbo conosce la regola ma la mette in pratica per colpire altri.
    L’umile parla poco ed ascolta tanto, perché nel parlare tanto c’è il pericolo di sbagliare tanto, mentre nell’ascoltare tanto non c’è nessun pericolo di sbagliare.
    Il compito di ogni persona che non sia superba è ascoltare, accettare e parlare poco.
    Occorre accettare sempre con gioia, accettare il consiglio, un abbraccio, un’ offerta ecc.. e apprezzare ciò che si riceve.
    Se un bimbo ti offre un suo disegno, accettalo perché accettando dai un sollievo a quel bimbo.
    Lui ti ha dato quello che ha, accettando lo fai vivere, rifiutando
    lo uccidi.
    L’importante è il gesto, in particolare quando viene dal cuore.
    L’uomo non è materia è spirito e morale, cosa da più gioia un bimbo che ti offre un disegno con gioia o chi ti da tanto senza sentimento?
    L’umile è saggio e nella sua saggezza guarda il sentimento, mentre lo stolto guarda il valore.
    L’umile aiuta senza limite, senza confine e senza far preferenza, sopporta altri perché un giorno anche lui avrà bisogno degli altri.
    A volte capita di aver fatto spesa e aver comperato tutto il necessario, se uscendo dal negozio trovi un bisognoso ma fai finta di niente, quando arrivi a casa senti la coscienza che, se sei umano, ti martella, se non sei umano non senti nulla e dici è tutto mio.
    Per l’umile la gioia è nel dare, nell’aiutare, nel sollevare, nel prendere il giogo degli altri ecc…
    L’umile pensa prima di rispondere, pensa prima di agire, chi agisce senza pensare causa danni e a nulla vale dire mi dispiace.
    Ogni vaso offre quello che ha.
    L’umile non può calunniare e non può portare disgrazia, mentre il superbo porta disgrazia, ciò che gli animali non fanno.
    Essere umili e mite non vuol dire essere scemo e ignorante, essere umili e mite vuol dire viver in pace e tramite la pace passa l’amore del Signore Dio.
    Dove c’è la pace non c’è guerra
    Nell’umiltà e nella mitezza c’è la smplicita, l’accettare senza discutere.
    Nello stesso tempo nell’umiltà e nella mitezza c’è la sincerità.
    L’umile quando prende un impegno sa se può portarlo a temine, se sa di non poterlo fare, lo dice prima.
    Beati i miti perchè eriditeranno la terra.
    I miti pensano prima di agire, sanno sopportare la sofferenza propria e quella di altri e oltretutto sanno usare l’umiltà e la mitezza con le persone giuste, nel modo giusto e nel momento giusto.
    Chi non si umilia nel momento giusto disprezza l’umiltà.
    L’umile sa usare il cervello e il cuore nel modo giusto.
    Usa il cervello per pensare e il cuore per amare portando alla società gioia e serenità.
    L’umile e mite è colui che ha rinunciato alla sua superbia, alla sua violenza, al suo egoismo, al suo orgoglio e oltretutto al suo io perchè ha scoperto che non era vero quello che pensava di se stesso, non è vero che la vita sia nell’essere grande secondo il mondo, non è vero che la gioia sia nel pensare solo a se stesso e che i problemi non si risolvono confidando in se stesso.
    L’umile non mette in pratica ciò che abbiamo detto come se fossero regole di una caserma di soldati, non appare umile, è umile, non è ambiguo.
    La persona umile e mite è quella che ha scoperto la sua verità, ha combattuo, ha rinunciato ed alla fine ha conquistato l’umiltà.
    L’umilta e la mitezza sono un dono che dimora nei puri di cuore.
    Il finto umile non ha un cuore puro e per questo appartiene agli uomini lupi vestiti di agnello, ma il Signore da a tutti l’pportunitù di cambiare.
    Gioia per loro, gioia per la società e gioia per il cielo.
    Grazie Signore Gesù.

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