Il digiuno come ricerca di Dio

pane e acqua
pane e acqua

Siamo in periodo di Quaresima e mi piacerebbe riflettere sul valore del digiuno Cattolico.

I più ascetici puntano sul digiuno a trecentosessantagradi, bevendo solo poca acqua dalla mezzanotte del martedì grasso alla mezzanotte del mercoledì delle Ceneri e privandosi – per i rimanenti 39 giorni – della carne e dei cibi elaborati; quelli meno volonterosi digiunano a pane e acqua durante il Mercoledì delle Ceneri, privandosi per il resto della carne il venerdì e negli altri giorni solo di qualche cibo ritenuto “sfizioso”.

Poi c’è una terza fascia di praticanti, quelli che preferiscono pregare piuttosto che digiunare. Altri ancora ritengono che il digiuno del corpo non sia praticabile perchè fa “male” e non serve a nulla. Lasciamo da parte i malati, ai quali devono andare tutte le cure possibili, nutrizione in testa.

Sono del parere che se ci sono tante persone che ritengono sia inutile il digiuno “a pane e acqua” (quello che personalmente pratico, perchè con la pressione sanguigna che mi ritrovo rischio di collassare se non mangio nulla) è perchè questa forma penitenziale per troppo tempo è stata vista come una “punizione” e quindi, dato che non tutti si sentono “colpevoli”, rifiutata apriori.

In realtà, in molte religioni il digiuno ha un grande valore spirituale.

Secondo me, coloro che ritengono il digiuno una pratica tribale attuata da fanatici religiosi non ha capito il messaggio Cristiano (e Cattolico) insito nell’atto del digiunare.

A parte il fatto che – dal punto di vista medico – il pane (integrale o bianco, a piacere) contiene molte vitamine del gruppo B (in particolare B1 e B2) e proteine vegetali, nonchè una notevole quantità di amido che viene trasformato in zuccheri a lento assorbimento e questo significa che un panino (senza nulla dentro) a colazione riesce a soddisfare il nostro fabbisogno calorico per l’intera mattinata. Anzi, il pane è ritenuto un alimento altamente calorico.

 Tralasciando, perciò, l’aspetto “clinico” del digiuno, è invece – secondo me – importante stabilire che il digiuno è uno strumento di affinamento della nostra sensibilità che ci permette di entrare in dialogo con la parte più profonda di noi stessi, il luogo – per eccellenza – dove Dio pone la Sua Dimora.

Il Signore ci parla continuamente, ma le voci del mondo e la tirannìa della carne ostacolano e impediscono l’ascolto della Sua Voce. Tanto per rintuzzare facili ironie, tengo a stabilire che “udire” la Voce di Dio non significa sentirLa con il senso dell’udito, ma tramite quella particolare consapevolezza interiore che solo chi pratica il digiuno e la preghiera con costanza e si affida alla Divina Provvidenza, confidando nell’Amore e nella Misericordia di Dio, può sperare di avere.

Altro aspetto fondamentale del digiuno è quello che ci allena alle privazioni.

Il benessere di cui siamo testimoni dagli anni sessanta in qua ci racconta molte cose su ciò che sono le false illusioni del mondo.

Senza voler nulla togliere all’importanza del progresso tecnologico (non sputo mai nel piatto dove mangio), bisogna però riconoscere che quando ci capita di incontrare persone molto anziane che hanno provato la fame, la guerra e le carestie e nonostante tutto sono riuscite a formare una famiglia, mettendo al mondo numerosi figli (mia nonna materna è stata una di queste persone) il nostro primo pensiero è: “altre generazioni! fibre d’acciaio!” senza fermarci a riflettere che forse tanta forza d’animo ed energia potesse venir loro (oltre che da una Fede radicata) anche dalle privazioni che erano costrette a subire, tramite le quali si erano “addestrate” ad una vita difficile senza peraltro rinunciare all’entusiasmo ed alla speranza – non si mettono al mondo dieci figli se non si ha speranza nel futuro.

Ovviamente, a nessuno di noi piace ipotizzare un futuro di rinunce tant’è che investiamo quasi tutta la nostra esistenza nel progettarci una vita priva di difficoltà, salvo poi renderci conto che il più delle volte a nulla sono servite tutte le nostre preoccupazioni se poi siamo costretti a “vendere” l’anima per poterci ritagliare uno spazietto nel mondo.

Uno dei motti preferiti di mia madre era “meglio pane e cipolla“, intendendo dire con questo che era preferibile il digiuno ad una qualsiasi attività redditizia che però ci togliesse la pace del cuore.

Nel nostro caso, il “pane e cipolla” rappresenta la possibilità di tenerci lontano dal peccato, il quale riduce di molto la nostra capacità di “reagire” alle difficoltà dell’esistenza.

Non voglio dilungarmi più di tanto su questo concetto. Però mi sembra evidente che una persona abituata alle privazioni, addestrata al “fare a meno” di tutto, non solo è più disponibile a darsi agli altri nel momento del loro bisogno ma non si sentirà mai impoverita di fronte ai periodi difficili che inevitabilmente qualsiasi vita incontra prima o poi. E non è detto che siano per forza difficoltà economiche: è risaputo, infatti, che allenare la volontà alla privazione dei sensi significa rinforzare quell’aspetto di noi che potrebbe trovarci impreparati di fronte ad un lutto o ad un abbandono affettivo o, più in generale, ad un qualsiasi fallimento – anche piccolo – che dovessimo incontrare.

Quanto è importante, quindi, il digiuno Quaresimale! Uniamo le preghiere – che non devono mai mancare – a questa pratica santificante e ci renderemo conto di quanto il Signore sia presente nella nostra vita.

Mc. 2, 18-22

18 Ora i discepoli di Giovanni e i farisei stavano facendo un digiuno. Si recarono allora da Gesù e gli dissero: «Perché i discepoli di Giovanni e i discepoli dei farisei digiunano, mentre i tuoi discepoli non digiunano?». 19 Gesù disse loro: «Possono forse digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? Finché hanno lo sposo con loro, non possono digiunare. 20 Ma verranno i giorni in cui sarà loro tolto lo sposo e allora digiuneranno. 21 Nessuno cuce una toppa di panno grezzo su un vestito vecchio; altrimenti il rattoppo nuovo squarcia il vecchio e si forma uno strappo peggiore. 22 E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri e si perdono vino e otri, ma vino nuovo in otri nuovi».

 

 

 

 

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Informazioni su Maria Cristina Pezzuti 38 Articoli
All'alba dei trent'anni mi accorsi che la mia vita era un abisso di nullità... ho chiesto aiuto a Gesù e da quel giorno la mia vita è cambiata, lentamente ma progressivamente ho compreso il valore dei Sacramenti, della preghiera e della testimonianza. Soprattutto ho compreso quanto sia importante testimoniare la propria Fede affinchè altri possano sentirsi meno soli.