III Domenica di Quaresima

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Prima Lettura Es 20,1-17

In quei giorni, Dio pronunciò tutte queste parole: «Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile: Non avrai altri dèi di fronte a me. Non ti farai idolo né immagine alcuna di quanto è lassù nel cielo, né di quanto è quaggiù sulla terra, né di quanto è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, tuo Dio, sono un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano, ma che dimostra la sua bontà fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti. Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascia impunito chi pronuncia il suo nome invano. Ricordati del giorno del sabato per santificarlo. Sei giorni lavorerai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: non farai alcun lavoro, né tu né tuo figlio né tua figlia, né il tuo schiavo né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te. Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il settimo giorno. Perciò il Signore ha benedetto il giorno del sabato e lo ha consacrato. Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che il Signore, tuo Dio, ti dà.

Non ucciderai.

Non commetterai adulterio.

Non ruberai.

Non pronuncerai falsa testimonianza contro il tuo prossimo.

Non desidererai la casa del tuo prossimo.

Non desidererai la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo né la sua schiava, né il suo bue né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo».

Salmo responsoriale (Sal 18)

Signore, tu hai parole di vita eterna.

La legge del Signore è perfetta, rinfranca l’anima; la testimonianza del Signore è stabile,

rende saggio il semplice.

I precetti del Signore sono retti, fanno gioire il cuore; il comando del Signore è limpido, illumina gli occhi.

Il timore del Signore è puro, rimane per sempre; i giudizi del Signore sono fedeli, sono tutti giusti.

Più preziosi dell’oro, di molto oro fino, più dolci del miele e di un favo stillante.

Seconda Lettura  1Cor 1,22-25

Fratelli, mentre i Giudei chiedono segni e i Greci cercano sapienza, noi invece annunciamo Cristo crocifisso: scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio. Infatti ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini.

Acclamazione al Vangelo (Gv 3,16)

Lode e onore a te, Signore Gesù! Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito; chiunque crede in lui ha la vita eterna. Lode e onore a te, Signore Gesù!

Vangelo: Gv 2,13-25

Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà». Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo. Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù. Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa, molti, vedendo i segni che egli compiva, credettero nel suo nome. Ma lui, Gesù, non si fidava di loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che alcuno desse testimonianza sull’uomo. Egli infatti conosceva quello che c’è nell’uomo.

Il vero Tempio di Dio

A partire da questa domenica e per altre due ancora, la liturgia ci propone il IV° vangelo, Giovanni.  Il brano odierno, Gv 2,13-25 leggiamo: “Si avvicinava intanto la Pasqua dei giudei”. Come, la pasqua non è di tutto il popolo ebreo, cioè per Israele? Allora perché mai la chiama Pasqua dei Giudei? Sappiamo benissimo che la Pasqua proviene dall’Esodo, dalla fuoriuscita dall’Egitto del popolo ebreo, dalla condizione di schiavitù. Infatti nell’A.T. si chiama “Pasqua del Signore”, pesach in ebraico. Letteralmente significa passaggio. Spesso si vuole credere che la pasqua è la notte dell’angelo sterminatore, quando al suo passaggio uccise ogni primogenito, risparmiando gli ebrei. Invece la pasqua non è quel momento, quello è la decima piaga del Signore. La pasqua si realizza quando il popolo attraversa il mare. Segno di abbandono al vecchio, alla condizione servile per andare incontro alla terra della promessa fatta ad Abramo, al nuovo. Allora la Pasqua è di tutti non solo dei Giudei. Cerchiamo di capire perché Giovanni la chiama “Pasqua dei Giudei”. Ogni qualsivoglia religione, per ovvie ragioni umane, con il tempo prende il sopravvento, pertanto questa festa perse il suo valore e significato primordiale, e finì per diventare la festa dei capi, delle autorità religiose, che Giovanni chiama Giudei. Quindi “dei giudei” non vuol dire “del popolo ebraico”, ma “dei capi, delle autorità, dei capi religiosi”. Quindi sono i capi che fanno la festa di Pasqua, mentre il popolo, in nome di questa festa, veniva sfruttato. Mentre il popolo saliva a Gerusalemme per celebrare la Pasqua del Signore, i capi, i sacerdoti e soprattutto il sommo sacerdote faceva enormi guadagni sfruttando l’evento perché, già all’età di 14 anni ogni figlio maschio doveva sacrificare un agnello. Immaginiamo cosa poteva accadere a questi poveri animali sacrificati, mica venivano bruciati! Ad esempio Saulo – Paolo di Tarso era un venditore di pelli di pecore e di capre, ci dice la scrittura. Da dove prendeva queste pelli? Dal tempio! Perché era li che viveva. Quindi vi era un vero e proprio commercio a discapito del popolo che veniva obbligato al rito. Per questo anche i venditori non erano qualcosa di scandalo per i sacerdoti. Come si dice: magio io e mangi anche tu.  Il rito della Pasqua, istituito molti secoli prima da Mosè e da tutto il popolo, prescriveva la scelta dell’animale. Probabilmente questo si riportava indietro alla creazione quando Caino e Abele fanno l’offerta al Signore: Abele era pastore e scelse l’agnello migliore, mentre Caino agricoltore offri quasi lo scarto e che a causa di questo evento Dio predilesse l’offerta di Abele da suscitare la gelosia in Caino, e poi sappiamo cosa accadde. Anche qui avviene la stessa cosa: ogni offerta deve essere la migliore. Ma veramente andava a finire come olocausto – sacrificio per la purificazione, a Dio? Niente affatto! Andava a finire nel ventre dei sacerdoti e dei capi e magari anche venduti, come abbiamo detto sopra. Diamo una occhiata ad un altro fattore: sappiamo che per celebrare la festa della Pasqua la gente si spostava da ogni dove per raggiungere Gerusalemme. Mica tutti si portavano l’animale per offrire in sacrificio? Il cammino era lungo e in certe occasioni di molti km e tutti a piedi o a dorso di animali da soma. Perciò acquistavano l’animale una volta giunti a Gerusalemme. E chi era o chi erano i proprietari degli animali? Gli stessi capi e sacerdoti, cioè i possidenti, pertanto dovevano acquistare da loro per poi regalarli a loro stessi sotto forma di sacrificio a Dio. Ecco come si spiega lo sfruttamento del popolo da parte dei capi e sacerdoti. Questa sarà una delle accuse che Gesù farà a loro: voi li caricate di molti fardelli mentre voi non li toccate nemmeno con un dito. Gesù allora essendo un giudeo, va a Gerusalemme per celebrare la Pasqua e deve fare anch’Egli l’offerta come tutti gli ebrei. Ma qui avviene qualcosa di strabiliante: come, Gesù deve offrire l’agnello in sacrificio? Ma non è colui che è stato indicato da Giovanni Battista come il vero Agnello di Dio (Gv 1,35)? Allora come si spiega? Gesù va a Gerusalemme per offrirsi, non per se stesso come fanno tutti gli ebrei, ma per tutti noi, per redimere tutta l’umanità dal peccato, per istituire la nuova Pasqua, quella eterna.  Oggi abbiamo la fortuna di avere il Vaticano che è il centro della cristianità, ma le varie chiese diffuse su tutto il pianeta sono altrettante importanti quanto il Vaticano in tema di fede. Dio si celebra al Vaticano, Dio si celebra nella più remota chiesa. Ma il tempio di Gerusalemme non era semplicemente il centro per gli ebrei, ma era il luogo più santo della terra: non esisteva al mondo un luogo più sacro del tempio di Gerusalemme. Anche se esistevano tante sinagoghe, il Tempio era unico, perché solamente nel Tempio Dio si manifestava. Per questo c’erano tutte le liturgie, l’incenso, i paramenti meravigliosi del sommo sacerdote e la bellezza straordinaria della costruzione (distrutta poi nel 70 d.C.). Per questo quando Gesù giunge al tempio, come un buon ebreo si aspetta di trovare un luogo di preghiera, un luogo dove ogni ebreo va per incontrare Dio. Invece si accorge che il Tempio di Dio era diventato un luogo dove si faceva di tutto: venditori di buoi, di pecore, di colombe e i cambiavalute. Si rende conto che quello non è più il luogo di incontro con il Signore ma un luogo potenzialmente dove poter fare affari. E noi oggi a cosa assistiamo? Alla stessa cosa. L’uomo da sempre è stato astuto, approfittare delle cose sacre per fare interessi. San Padre Pio già quant’era in vita cacciava i venditori delle sue immagini e statue dalle vicinanze del convento e diceva: chissà cosa accadrà dopo la mia morte. In pratica gli uomini di ogni tempo che cosa si inventano? Le festi patronali o religiose che siano per un introito personale. Oggi anche nei giorni delle palme vediamo tranquillamente ai borghi delle nostre chiese vendere palme di ogni genere, quasi fossero la cosa preziosa, per poi benedirle e portarle come segno di pace ai famigliari, amici magari a quelli con cui stiamo bene, mentre quelli che poco ci sono simpatici no, quelli è meglio tenerli lontani. Gesù dice: è questo il tempo propizio per riconciliarti con tuo fratello, con quell’amico che non ti parli, non aspettare. Allora di cosa avevano caricato gli ebrei? Di tante normative: 613 mitzvòt, cioè di precetti. In un’altra riflessione ho detto che, a causa di questi precetti un ebreo per quanto osservante potesse essere, sbagliava sempre, quindi ti facevano sentire peccatore e pertanto avevi la necessità di andare ad offrire l’agnello in sacrificio per espiare, purificarti. Per la legge qualsiasi cosa tu avessi bisogno “NO PROBLEM! FAI LA TUA OFFERTA E AVRAI QUELLO DI CUI HAI BISOGNO”, cioè fissavano nella testa del popolo che Dio attraverso quella offerta ti concedeva tutto: perdono, guarigione, fortuna, guadagni, prestigio, saggezza, ecc. ecc. Ecco perché i sacerdoti, i capi del tempio caricavano di molti “fardelli” il popolo, perché più il popolo si sentiva in peccato, più loro ingrassavano e diventavano sempre più ricchi. Predicavano bene e razzolavano male, anzi malissimo. Tutto questo andava contro Dio stesso, perché davano una immagine falsa, bugiarda di Dio. Come poteva un dio che si legava tutto al dito essere di misericordia? Piuttosto era un dio che faceva paura. Ma questo era il dio che avevano creato i capi e i sacerdoti per un torna conto. Nella lettura di questo brano comprendiamo anche un altro aspetto. Tutto questo commerciare dei capi e dei sacerdoti portava un notevole guadagno alle loro tasche. Sappiamo bene che a quei tempi non esistevano le banche come oggi, quindi il denaro e propri averi dove venivano conservati? Chi avrebbe mai osato andare nel Tempio e rubare l’oro di Dio? Dio si temeva, figuriamoci se andare a rubare. Questo fatto lo sapevano molto bene i capi e sacerdoti, allora che facevano? Conservavano tutti i loro averi nel tempio, dove avevano la guardia del tempio 24 h su 24 h, posto più sicuro non c’era. A causa di questo il Tempio fini per diventare la più grande banca del medio oriente, dove si facevano i più illustri contratti e commerci. Ecco perché Gesù li accusa di aver trasformato quel luogo santo in un luogo sconsacrato, dove Dio è stato messo fuori.  In Matteo 3,12 leggiamo: Egli ha in mano il ventilabro, pulirà la sua aia e raccoglierà il suo grano nel granaio. Il brano dice che Gesù si fece una “sferza di cordicelle” (Gv 2,15). La cordicella simbolo del ventilabro che altro non è che uno strumento usato dagli antichi con il quale separavano il grano dalla pula. Quante volte Gesù userà questo termine per indicare i buoni dai peccatori. Qui abbiamo un esempio, Gesù con la cordicella caccia via dal tempio i peccatori, cioè non solo quelli che stavano vendendo a ridosso del tempio ma soprattutto i capi e i sacerdoti. Questo brano è stato denominato: “la purificazione del tempio” o “la cacciata dei venditori dal tempio”. Ma qui Gesù non purifica niente e non caccia qualcuno ma tutti ed elimina il Tempio fatto dalla casta dei sacerdoti e dei capi. Qui Gesù – Dio sta distruggendo il Tempio: Gv 2,19 Rispose loro Gesù: “Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere. Gesù sta facendo entrare un nuovo Dio, un Dio che la religione non conosce o si ostina a conoscere, il quale non ha bisogno di sacrificio. Il sacrificio che il nuovo Dio ti chiede è la conversione del tuo cuore, convertiti a lui e sarai salvo ed Egli verrà e siederà a mensa con te.  Con Gesù è finito il tempo di fare offerte a Dio perché è Lui che si offre a te. Non è più l’uomo che si toglie il pane per offrirlo a Dio, ma Dio che si fa pane per nutrire l’uomo. Quelli che offrono, che danno il meglio a qualcun altro, sono i servi, ma con Gesù Dio non vuole più essere servito; anzi sarà Lui stesso a servire l’uomo. Quante volte, ai nostri tempi sentiamo dire dalle persone dei fioretti? Tante volte. Ma Dio vuole davvero che ci priviamo di vivere bene? No! Questo è un Dio che non mi piace perché vuole tutto per lui. Ma com’è possibile allora che un Dio che si è donato totalmente sulla croce per salvarmi, ora vuole da me qualche fioretto? Ma si accontenta di così poca cosa? No! Questo Dio non lo voglio, è un Dio che mi confonde! Ma Gesù – Dio è venuto ad abbattere la figura di questo Dio, Gesù è venuto a dirci che Dio è colui che si offre a noi tutti, non vuole che facciamo questo o quel fioretto, di privarci magari di qualcosa che ci fa stare bene. Dio vuole la nostra gioia, la nostra felicità e tutto quello che ci chiede è di Amarlo e di Amare i nostri fratelli.  Il Dio della popolarità: se fai questo fioretto vedrai che Dio ti esaudirà. Cioè facciamo di Dio un qualcosa su misura per noi: io do questo a te e tu dai questo a me. No! Dio non è un dare per avere, Dio è un solo dare. Gesù entrando nel Tempio scaccia le pecore, simbolo del popolo guidato dalla stoltezza – scaltrezza dei sacerdoti. Il vero pastore è Gesù – Dio il quale offre la propria vita per le sue pecore (Gv 10,11-18).  Guardate cosa è accaduto nell’A.T. : tutti i profeti venivano cacciati e/o uccisi perché annunciavano la Parola di Dio, perché Dio non riusciva più a dialogare con i sacerdoti e con i Re, allora manda i suoi profeti che puntualmente venivano maltrattati e uccisi.  Tutto il libro del profeta Osea è una denuncia di Dio contro le offerte e i sacrifici: “Che mi importa dei vostri numerosi sacrifici; io sono sazio degli olocausti di montoni e del grasso di bestie ingrassate, il sangue dei tori, degli agnelli, dei capri, io non lo gradisco; quando venite a presentarvi davanti a me chi vi ha chiesto di contaminare i miei cortili? Smettete di portare offerte inutili”. E poi Dio se la prende con tutto l’incenso, i sabati, le riunioni false in nome di Dio, le liturgie, ecc.: Dio non le sopporta (se non le sopporta Dio figuriamoci il popolo!); Dio non vuole e non ha chiesto tutto questo. Os 6,6 dice: “Voglio l’amore e non il sacrificio, la conoscenza di Dio e non gli olocausti”. E molte volte nel suo vangelo Gesù citerà proprio questa frase: “Misericordia io voglio e non sacrificio” (Mt 9,13; 12,7). Gesù si situa lungo la tradizione dei profeti dell’A.T.: “Misericordia io voglio, non sacrificio, offerte”. Ma la misericordia che Dio cerca non è verso di lui, perché lui non ha bisogna della nostra misericordia, ma ci invita ad avere misericordia verso il prossimo. Solo che c’è una differenza fra Gesù e i profeti: i profeti speravano nella purificazione del tempio, che potesse tornare cioè alla sua essenza: “Il tempio è corrotto, purifichiamolo”. Gesù, invece, elimina il tempio: “Prima Dio lo si incontrava nel tempio, adesso, invece, lo si incontra in Gesù”. Gesù è il santuario, il tempio, di Dio. In Gv 4 c’è il dialogo fra Gesù e la samaritana. La samaritana gli dice: “Dio va adorato sul Garizim o al tempio di Gerusalemme?”. E Gesù: “Né qui né lì: è giunto un momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità” (Gv 4,23-24). E Gesù se la prende in particolare con i venditori di colombe: “Portate via queste cose e non fate della casa del padre mio un luogo di mercato” (Gv 2,16). Perché l’unico rimprovero è per i venditori di colombe? In fin dei conti avrebbe dovuto prendersela di più con i venditori di mucche, se non altro per lo sporco che facevano! Per due motivi: 1. La colomba, da sempre, era immagine dell’azione creatrice di Dio, del suo Spirito e del suo amore. L’amore di Dio è gratuito. Ma se l’amore viene comprato ha nome soltanto una parola: prostituzione. La casta sacerdotale ha prostituito l’amore di Dio per i propri vantaggi. 2. Le colombe erano l’offerta dei più poveri per il perdono delle loro colpe. Gesù non accetta che proprio i più poveri e bisognosi debbano svenarsi per conquistare ciò che è già loro (l’amore di Dio). Il Salmo 69,10: “Lo zelo per la tua casa mi divora”. Anche i discepoli restano stupefatti al vedere quell’evento, per questo viene citato questo salmo. Loro vedono nel gesto di Gesù come un atto di ribellione fatto con autorità perché aspettavano un riformatore, un condottiero. Questo termine zelo, ha dato inizio a un gruppo di uomini che voleva imporre con la violenza la legge di Dio, i famosi zeloti. I discepoli travisano Gesù e non vedono un’azione di eliminazione del tempio ma un’azione di purificazione, come già aveva fatto il profeta Elia. Elia aveva detto: “Sono pieno di zelo per il Signore” (1 Re 19,10). E cos’aveva fatto questo profeta? C’era una divinità pagana, che si chiamava Baal e che aveva i suoi sacerdoti. Elia non li sopportava e li sfida. Fa una prova per vedere qual è il vero Dio. Fanno una catasta di legna, ci mettono le offerte e dice: “Dove scende il fuoco dal cielo, quello è il Dio vero”. Vince lui. Non poteva bastare? No. Perché in nome di questo zelo ne scannò personalmente 450! Le persone pieno di zelo verso qualcosa, in particolare verso il Signore, possono diventare molto pericolosi perché, in nome dello zelo verso il proprio pensiero, con aggressività possono arrecare pericolo agli altri. Imporre il mio pensiero (il proprio zelo). Ma neppure i Giudei capiscono: “In nome di cosa fai questo? Quale segno ci dai?” (Gv 2,18). Gesù: “Questo tempio che voi distruggerete io lo costruirò in tre giorni” (Gv 2,19). Naturalmente loro banalmente pensano alla costruzione di pietre: “Ma se è stato costruito in 46 anni!”. Mentre per i Giudei il culto a Dio è solo esteriore (le pietre del tempio) per Gesù il culto a Dio è interno: Dio non vuole cose da te, vuole solo te. Cosa dice a me, allora questo vangelo? spesso ci chiediamo perché le nostre assemblee sono sempre più scarne. Allora dovremmo farci le domande: “Ma chi viene nelle nostre liturgie, si sente amato da Dio? Va fuori pieno di vitalità, di voglia di vivere?”, oppure: “Qui la gente trova l’amore? Qui la gente impara ad amare? Qui la gente impara ad essere misericordiosa, compassionevole?”. Quando prego lo faccio per sentirmi devoto? ammirato? che sbandiera il proprio essere cristiano fedele? “Quando pregate non fatelo per essere visti… non sprecate parole come i pagani…” (Mt 6,5-8). Quando due persone sono innamorate non hanno bisogno di frasi preconfezionate, lasciano parlare il loro cuore. Allora la preghiera non deve essere una ripetizione di parole ma le parole dell’innamorato alla sua innamorata. Il Signore non ti chiede di fare digiuno, di farti vedere malinconico e magari diventi anche brutto, per il solo obiettivo di sentirti dire dagli altri quanto sei bravo: “Quando digiuni…” (Mt 6,16-18). Non serve a niente, Dio non vuole questo. La gente che si sente migliore perché prega, perché è fedele ai comandamenti, perché non è come gli altri, perché non fa quello che gli altri fanno, Gesù li chiama “ipocriti” (cioè commedianti, attori). Lui non si lascia ingannare: esibiscono le loro opere solo per sentirsi migliori (Mt 6,2). E Gesù dirà: “Se presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare e va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono” (Mt 5,23-24). Cioè: tutte le tue offerte, le tue preghiere, le tue liturgie, non servono a nulla se hai odio, risentimento, rancore, giudizio per tuo fratello. Non è la preghiera che fa divini ma l’amore. Se poi la preghiera è amore, allora è una preghiera divina. Il tempio sono io: dentro di me ci sono i mercanti e i cambiavalute, le pecore, i buoi e le colombe e c’è Gesù. Gesù dice ad ognuno di loro: “Fuori di qui! Questa non è casa vostra!”. La pecora è la persona senza identità: lei fa quello che le viene detto. Lei obbedisce: “Cosa dice Tizio? Cosa dice Caio? Cosa è giusto?”. E’ una persona rimasta bambina: non c’è nessuna presa di responsabilità della propria vita. La pecora ha rinunciato a vivere: lei segue la mandria. Sull’epigrafe si troverà scritto: “Ha vissuto tanto… ma per niente”. Oppure: “Non ha mai fatto male a nessuno… perché non ha mai fatto niente”. Dentro di me ci sono i cambiavalute: sono quelli che mi danno se io gli do qualcosa. “Se obbedisci, noi ti accettiamo. Se fai come noi, sarai dei nostri. Se mi ami, ti amerò. Se fai il bravo e non sei in peccato, Dio ti accetta”. Ma si può comprare l’amore? Allora se io sono il Tempio del Signore, Tempio dello Spirito Santo, devo seguire Gesù e devo lasciare che Gesù scacci tutto ciò che deturpa la sacralità, la grandezza, la bellezza di noi stessi o che ci fa schiavi perché possa entrare il Dio dell’Amore.

Pensiero della settimana

Ecco, ogni giorno Egli si umilia (Cfr. Fil 2,8), come quando dalla sede regale (Cfr. Sap 18,15) discese nel grembo della Vergine;  ogni giorno egli stesso viene a noi in apparenza umile;  ogni giorno discende dal seno del Padre sull’altare nelle mani del sacerdote.  E come ai santi apostoli si mostrò nella vera carne, così anche ora si mostra a noi nel pane consacrato.  E come essi con gli occhi del loro corpo vedevano soltanto la carne di lui, ma, contemplandolo con gli occhi dello spirito, credevano che egli era lo stesso Dio,  così anche noi, vedendo pane e vino con gli occhi del corpo, dobbiamo vedere e credere fermamente che questo è il suo santissimo corpo e sangue vivo e vero. E in tale maniera il Signore è sempre presente con i suoi fedeli, come egli stesso dice: “Ecco, io sono con voi sino alla fine del mondo”. San Francesco

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Informazioni su michele 30 Articoli
Sono senpre stato cristiano per battesimo, ma non ero tanto vicino alla pratica. Ero affascinato dalle strutture e sculture delle chiese ma nulla di più. A messa ci andavo raramente. Il cambiamento in me è avvenuto 20 anni fa, il Signore mi ha dato la gioia di un figlio nonostante non ne potessi avere, preceduto in sogno dalla Madonna di Pompei. Poi l'incontro con un crocifisso che mi ha detto "guarda cosa ho fatto per te"! E' stato allora, con il cuore nelle sue mani e le mie lacrime, che ho cominciato a capire chi è il Signore. Il mio tutto.