Ho cinque domande da porLe in merito al “calavrese abate” Gioacchino d…

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Fonte dell’articolo Amici Domenicani – Autore Padre Angelo Bellon op.

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Quesito

Buona sera carissimo Padre Angelo,
sono Alessandro studente di Teologia di Roma. 
Ho avuto la grazia di conoscerLa e mi rende molto felice l’idea di poter usufruire dei Suoi servigi di Sapienza, Dio la Benedica!
La consulto per chiederle un pensiero su un personaggio che potrebbe far discutere ma al tempo stesso affascinare, sto parlando di Gioacchino da Fiore.
Ho cinque domande da porLe in merito al “calavrese abate”:
Perché viene considerato eretico e quali sono le sue eresie?
Cosa ha di buono il suo pensiero? (Nulla est falsa doctrina quae non vera falsis intermisceat, faccio mia la Frase del Dottore Angelico)
Si può parlare veramente di Gioacchino come di un profeta? (…di spirito profetico dotato)
Per quale motivo il Sommo Poeta Dante (da me estremamente amato) lo annovera tra gli Spiriti sapienti nel Paradiso?
So dell’esistenza di abati florensi. Se Gioacchino è un eretico mi verrebbe da pensare che i suddetti siano eretici (forse mi sbaglio), è vera questa cosa? Ho visto anche che da loro è stato anche beatificato ma la Chiesa non ha mai proceduto al processo.
Mi scusi per la molteplicità di domande, ma il Soggetto in questione mi ha sempre dato un po’ di pensiero: non so se prenderlo come un buon teologo o come un personaggio sì da conoscere (ripenso alla frase di San Tommaso d’Aquino) ma da non prendere completamente a esempio di teologo.
La ringrazio infinitamente, la ricordo al Signore a alla nostra Madre celeste con il Santo rosario tra le mani, fedeli nella vittoria!
“laudare, benedicere, praedicare”
Alessandro


Risposta del sacerdote

Caro Alessandro, 
premetto che per rispondere in maniera adeguata alle tue domande dovrei conoscere meglio la vita e il pensiero di Gioacchino da Fiore. Io ne parlo alla luce di quanto ho studiato a suo tempo nella storia della Chiesa e anche in ecclesiologia.

1. In ogni caso posso dire che è stata condannata una sua opera nella quale aveva polemizzato con Pietro Lombardo accusandolo di inserire in Dio una quaternità, al posto della  Trinità. Quest’opera sulla Trinità però è smarrita, per cui si deve cercare di comprendere il suo pensiero dalla condanna del Concilio Lateranense IV, che avvenne nel 1215 quando Gioacchino era morto da 13 anni.

2. Ecco che cosa si legge nel Denzinger: “Condanniamo, quindi rigettiamo l’opuscolo o trattato che l’abate Gioacchino ha pubblicato contro il maestro Pietro Lombardo sull’unità o essenza della Trinità, dove lo chiama eretico e  stolto, per aver detto nelle sue sentenze: vi è una sola realtà suprema che è il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo ed essa ne genera, ne è generata, ne procede..
Da ciò egli conclude che il Lombardo ammette in Dio non una Trinità ma una quaternità: ossia tre persone più quella comune essenza come un quarto elemento” (DS 803).

3. Il Concilio difende la dottrina di Pietro Lombardo: “Noi, con l’approvazione del sacro concilio universale, crediamo e confessiamo, con Pietro Lombardo, che esiste una sola realtà suprema, incomprensibile e ineffabile, la quale è veramente Padre, Figlio e Spirito Santo, le tre persone insieme, e ciascuna di esse singolarmente. In Dio, quindi vi è solo una Trinità, non una paternità, poiché ognuna delle tre persone è quella realtà, cioè sostanza, essenza o natura divina, la quale soltanto è principio di tutte le cose, e fuori della quale non si può trovare nient’altro. Essa non genera, non è generata, non procede, ma è il Padre che genera, il Figlio che è generato, lo Spirito Santo che procede; in tal modo le distinzioni sono delle persone e l’unità della natura” (DS 804). 
Il concilio conclude: “Se dunque qualcuno intendesse su questo argomento difendere o approvare l’opinione o la dottrina del suddetto Gioacchino, sia ritenuto da tutti eretico” (DS 806).

4. È interessante ciò che si legge al termine di questo paragrafo dedicato a Gioacchino da Fiore: “Non intendiamo, tuttavia, con questo togliere nulla al monastero di Fiore, di cui lo stesso Gioacchino è stato il fondatore, poiché ivi la formazione è regolare e la disciplina salutare, tanto che lo stesso Gioacchino ha deciso di inviarci tutti i suoi scritti per sottometterli al giudizio della Sede Apostolica in vista dell’approvazione o della correzione accompagnandoli con una lettera, da lui dettata e sottoscritta di suo pugno, nella quale confessa senza tentennamenti di professare la fede della Chiesa di Roma, madre maestra, per volontà di Dio, di tutti i fedeli” (DS 807).
Questo giudizio del Concilio è molto favorevole nei confronti della persona di Gioacchino da Fiore e del monastero da lui fondato.

5.  Gli storici della chiesa Bihlmeyer e Tuechle dicono che Gioacchino era “uno stimatissimo asceta, devoto della Chiesa e fondatore di una congregazione cistercense riformata” (Storia della Chiesa, II, 131,1).

6. Gioacchino è noto anche per la sua distinzione della storia in tre ere, quella del Padre, che praticamente comprende l’Antico Testamento, quella del Figlio, che va avanti per 42 generazioni di trent’anni ciascuna (praticamente fino al 1260) e quella dello Spirito Santo, segnata dall’amore e dalla pace.
Parlare di era dello Spirito Santo può aver dato l’idea di una Chiesa del tutto spirituale, che può andare avanti senza la sua struttura gerarchica.
La terza era da Gioacchino è stata solo profetizzata. Si sarebbe realizzata dopo la sua morte che avvenne nel 1202.
Che sia avvenuto come da lui predetto ognuno lo può giudicare.

7. Questo sogno di una terza età della Chiesa riscosse molto favore al suo tempo e certamente fu esasperata come avvenne nel caso del francescano Gerardo da Borgo San Donnino, il quale individuò in San Francesco il nuovo legislatore, il profeta inviato da Dio, e nei francescani spirituali il nuovo ordine dell’ultima età annunciato da Gioacchino.

8. Ora è chiaro che eliminando la Chiesa gerarchica si elimina il sacramento dell’Ordine sacro con quanto ne segue circa l’Eucaristia e la confessione sacramentale.

9. Che Gioacchino da Fiore sia stato passato come un profeta molti l’hanno ritenuto, ma costoro non gli hanno reso un buon servizio, anche perché hanno estremizzato il suo pensiero.

10. Certamente Dante ne aveva grande stima. Se si voleva una Chiesa rinnovata, spirituale e non immischiata nelle vicende politiche, il pensiero di Gioacchino da Fiore non poteva non affascinare.
Il desiderio certamente era buono, ma c’era il rischio di gettare via con l’acqua sporca anche il bambino.
La Chiesa aveva bisogno di rinnovamento. Tutti ne sentivano la necessità.
Ma il rinnovamento non doveva toccare la struttura data da Gesù Cristo. Questo è quanto si sono preoccupati di fare San Francesco e San Domenico che hanno portato non solo rinnovamento, ma una nuova fioritura di santità in perfetta comunione con la gerarchia della Chiesa, dalla quale hanno ricevuto approvazione, incoraggiamento e grande favore.

Poiché ti rispondo è il mercoledì delle ceneri del 2022, ti auguro una fruttuosa Quaresima, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Mi compiaccio anche del “laudare, benedicere, praedicare” che è uno dei motti dell’ordine di San Domenico e ne delinea il carisma.
Padre Angelo

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P.Angelo Bellon op, docente di teologia morale.