FarodiRoma – Rispetto Vladimir Luxuria

La vicenda in cui Vladimir Luxuria viene insultata negli studi Rai da una truccatrice, ha un filo rosso rappresentato dalla frase “mica me posso sentì rappresentata….” perché, paradossalmente, Luxuria non rappresenta nessuno mentre il dipendente di un’azienda è sicuramente immagine, portavoce, volto dell’azienda, anche se non ne ha alcuna rappresentanza giuridica. Il Codice etico invocato da Vladimir – “la Rai renda pubblico un codice etico per cui nessuno può essere insultato” – andrebbe introdotto non solo alla Rai ma, per lo meno, in tutti gli enti pubblici. Mi è capitato di frequentare ultimamente uffici comunali, municipi, ospedali, ferrovie dello stato, e anch’io avevo notato con dispiacere la disinvoltura con cui dei dipendenti, credendosi non ascoltati, mettevano alla berlina, tra loro, qualche malcapitato cliente. Vladimir lo ha notato nel proprio caso e ha deciso di alzare la voce ma tanti di noi – me compreso – abbiamo invece fatto l’abitudine alla maleducazione. Veniamo presi in giro con toni irrispettosi perché non ci siamo accorti dell’ennesima marca da bollo mancante, perché non si capisce dove si deve firmare, per uno sportello che non si sa bene dov’è. E rimango agli aspetti meno personali. Perché invece spesso le ferite arrivano per l’aspetto, l’odore, il modo di vestire, il tono della voce. E chiaro che tutto questo – tutto questo rispetto – andrebbe vissuto anche tra le mura domestiche ma quando si è sul lavoro, in particolare in un’azienda dello stato, l’educazione diviene dovere etico. Perché la truccatrice è pagata dalla RAI e quindi è il suo biglietto da visita. Avere un lavoro in un’azienda che rappresenta una nazione, e per cui si paga un regolare canone, vuol dire anche attenersi a norme di comportamento, di morale e di etica che riconducono alla serietà dell’azienda stessa che rimane lesa dalla condotta non rispettosa dei suoi dipendenti. Come in ogni posto lavorativo si è tenuti ad una correttezza per non ledere l’immagine della società, a maggior ragione tale comportamento è d’obbligo per un dipendente che rappresenta qualcosa di nazionale.

Invece, ed è paradossale, Vladimir Luxuria rappresenta solo se stessa. Chi dice “mica me posso sentì rappresentata….” dimentica di essere lei, la truccatrice, a rappresentare, e non si rende conto, di contro, che Luxuria non si erige a rappresentante di alcunché se non di se stessa e della propria dignità di persona. La Luxuria che conosco io non pretende di essere icona di nessuno ma chiede il rispetto che si deve ad ogni essere umano. Ciascuno di noi ha diritto ad essere riconosciuto per quello che è e a non diventare bersaglio di diffamazioni, giudizi e messe in ridicolo da parte di nessuno. E sia chiaro che non me la sto prendendo solo per l’epiteto volgare – “froc…. ne” – ma prima ancora per il confondere l’omosessualità con la transessualità. La trans che si sente donna si sente ben diversa da una persona omosessuale e riconoscere tale diversità è il primo passo del rispetto. Dietro ogni transizione c’è un oceano di sofferenze e solitudini e credo che di questo, chiunque, anche chi non condivide la transessualità, dovrebbe farsi carico.

Credo che Luxuria abbia parlato per se stessa dopo aver molto riflettuto su quanto aveva vissuto. Sono certo che si sia mossa così per testimoniare se stessa e come le sue scelte non meritino accuse, prese in giro e ridicolizzazioni ma solo rispetto e dignità.

Tratto da FarodiRoma

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