FarodiRoma – L’uomo è peggio di Chernobyl

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Il disastro di Chernobyl è avvenuto 33 anni fa, ma chi si immagina un territorio simile a quello dei film apocalittici, quelli dove dopo una guerra atomica cade solo una pioggia acida su ceneri eternamente fumanti, è totalmente fuori strada.
Oggi la Exclusion Zone, la zona interdetta alla vita umana e da dove il governo sovietico fu costretto a far evacuare tutte le migliaia di persone che abitavano lì, è una zona di una straripante magnifica biodiversità.
A oltre 30 anni di distanza, la ricchezza delle popolazioni di alci, orsi bruni, volpi, lupi, cavalli di Przewalski, uccelli e roditori è sorprendente, molto migliore di quella precedente al disastro e l’insediamento umano nella regione, che risale al 1970.
La notizia cattiva, forse si è già intuita, è che questa abbondanza è dovuta alla completa assenza dell’uomo. Le foto che ci arrivano da quella che tutt’ora è “zona interdetta” sono simili al post apocalittico film “Io sono leggenda”, quello in cui uno straordinario Will Smith sopravvive solitario (a parte gli zombie) in una New York vuota, dove però la vegetazione è lussureggiante, le radici degli alberi rompono l’asfalto e il cemento, e pascolano libere le gazzelle minacciate non dagli agenti atmosferici ma esclusivamente dai leoni.
Non è chiaro quali meccanismi la natura abbia messo in atto per far sopravvivere, anzi, prosperare gli animali e le piante, ma è invece certo che il miglior agente vitale è l’assenza della civiltà umana. Insomma la dispersione nell’aria di una quantità di radiazioni più elevata di quella causata dalle bombe atomiche statunitensi sganciate su Hiroshima e Nagasaki nel 1945 è stato un deterrente meno grave della presenza degli uomini. Purtroppo pare che Chernobyl allo stato attuale dica una verità molto semplice: se l’uomo dovesse estinguersi, il pianeta tornerebbe ad essere quel giardino terrestre che la Bibbia racconta.
Gli animali di Chernobyl tutt’ora non sono del tutto sani ma l’assenza dell’uomo permette che si riproducano e si adattino meglio e più velocemente degli effetti negativi delle radiazioni ancora presenti. Al momento, prima che le malattie facciano il loro corso, gli animali hanno il tempo di riprodursi, prosperare e morire per altre cause: è più probabile, per esempio, morire azzannati da un lupo piuttosto per la radioattività.
Insomma, ciò che viene insegnato nelle Business School è drammaticamente vero. Il nostro più grande problema sta diventando la nostra più grande opportunità. La natura subisce ancora le radiazioni ma, in assenza degli uomini, prospera.
Chernobyl, dall’essere una catastrofe per l’umanità, è diventato un immenso laboratorio dove studiare come la natura reagisce all’emergenza climatica.
La resilienza degli animali e dalla natura ci insegna moltissimo: soprattutto dovrebbe indurci a riflettere sui potenziali danni che siamo in grado di grado di provocare su un mondo che, secondo il Dio biblico, c’era stato affidato perché lo portassimo a compimento, non perché lo sfiancassimo.

Tratto da FaroDiRoma

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