FarodiRoma – Il Corpo del Risorto in me

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Chi crede alla Resurrezione di Cristo molto difficilmente crede che la Resurrezione di Cristo sia qualcosa che avviene “in me”: in genere, piuttosto, si crede che la Resurrezione sia qualcosa che riguarda Lui, Gesù, e che per noi uomini quel fatto costituisca solo una specie di salvacondotto, come quando da bambini giocavamo a nascondino e d’un tratto, a sorpresa, arrivava qualcuno che “liberava tutti”.

Invece, la redenzione del nostro corpo è una partecipazione alla risurrezione del corpo di Cristo: come il Padre ha risuscitato il Signore così risusciterà anche il nostro corpo. Gesù risorto è il primogenito dei morti e tutta la nuova creazione si costruisce a partire da Lui. “Questa è la volontà di colui che mi ha mandato, che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma lo risusciti nell’ultimo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio, che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; io lo risusciterò nell’ultimo giorno» (Gv 6, 39-40). La redenzione del corpo del credente pertanto avviene attraverso una partecipazione al corpo risorto e glorificato di Cristo. Per questo a mio parere è meglio parlare di “Gesù Risorto” piuttosto che di “risurrezione di Gesù”. Nel primo caso si sottolinea con maggior chiarezza che causa della futura risurrezione del nostro corpo sarà Cristo risorto “seminato” in noi. Le nostre nuove membra redente risorgeranno perché radicheranno misteriosamente in quelle di Cristo. In Lui troveranno la nostra sorgente: “come abbiamo portato l’immagine dell’ Adamo terrestre, così porteremo l’immagine dell’ Adamo celeste” (l Cor 15, 49). “Poiché la nostra risurrezione è causata dalla risurrezione di Cristo e poiché essa “non è niente altro che l’estensione all’uomo della stessa risurrezione di Cristo” (S. Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera su alcune questioni riguardanti l’escatologia, AAS 71, 1979, p. 941), ciò che è accaduto nel corpo di Cristo accadrà anche nel nostro: in qualche modo fin da ora e in pienezza alla fine dei tempi”.

Il motivo per cui, dopo il Giudizio Universale, il corpo dei beati in cielo sarà incorruttibile e nuovo è dato dalla loro partecipazione alla stessa vita intima della Santissima Trinità. “Essendo figli della risurrezione, sono figli di Dio” (Lc 20,36) dice Gesù legando così nel modo più stretto la vita del paradiso al Suo corpo risorto. Gesù si comunica all’intera persona, a tutto l’uomo che decide di corrispondere al suo amore: attraverso la dimensione spirituale si arriva alla psicosomatica. In tal modo Cristo risorto permea e penetra la persona umana e fa in modo che inabiti in lei ciò che è essenzialmente divino. Dal nostro punto di vista il soggetto è l’uomo che dice il suo fiat, la persona cioè che dice il suo sì, che dà il suo consenso al Dio che le chiede il permesso di donarsi a lei: cioè di santificare l’intera persona, nell’intera sua storia, compreso il suo corpo.

Diversamente da Natale, Pasqua avviene sempre di domenica: non potrebbe essere altrimenti dal momento che la domenica altro non è se non il ricordo del giorno di Pasqua. Non di rado però tra tutti i giorni della settimana proprio la domenica è il più triste. Non c’è da meravigliarsi, visto che la domenica si celebra quel senso per il quale si vive il resto della settimana: e, se quel senso è assente, il vuoto del giorno della domenica diventa ancora più grande. Affrettiamoci dunque ad entrare nel mistero della Pasqua, che è il mistero della presenza del Corpo di Cristo in noi, per trascorrere il prossimo giorno della domenica, che è quello di Pasqua, pieni della gioia che può nascere solo dal Corpo del Risorto in me.

Tratto da FarodiRoma

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