È vero che Adamo visse 930 anni secondo quanto è scritto nell’Antico T…

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Fonte dell’articolo Amici Domenicani – Autore Padre Angelo Bellon op.

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Quesito

Salve 
L’antico testamento dice che Abramo è vissuto 930 anni. È un fatto realmente accaduto oppure no? 
Grazie L.


Risposta del sacerdote

Carissimo, 
1. confondi Adamo con Abramo.
Abramo visse 175 anni come viene riferito in Gn 25,7.
Adamo invece, che è il capostipite del genere umano, visse 930 trent’anni, come emerge da Gn 5,3-4.
Va notato che tutti i patriarchi antidiluviani, e cioè precedenti a Noè, vissero molto a lungo.
Il capitolo 5° della Genesi presenta una sequenza di patriarchi con la durata degli anni della loro esistenza.

2. La Bibbia di Gerusalemme commenta: “Non bisogna cercarvi né una storia né una cronologia. (…)
La diminuzione di questa longevità straordinaria, che resta tuttavia ben al di sotto dell’età attribuita ai re Sumeri precedenti e successivi al diluvio (era stimata mediamente di 30.000 anni, n.d.r.), è in relazione con il progredire del male nel mondo, perché una vita lunga e benedizione di Dio (Pr 10,27) e sarà uno dei privilegi dell’era messianica (Is 65,20).

3. Marco Sales nega anzitutto che il numero degli anni voglia indicare i mesi. Perché se così fosse, Enos sarebbe diventato padre a sette anni e mezzo e Maalalèl a cinque anni e mezzo.
Poi riferisce la tesi tradizionale che ha indubbiamente un suo significato.
Scrive: “La lunga vita degli antichi patriarchi si deve attribuire in parte alla bontà del loro temperamento, alla frugalità, alla qualità dei cibi, e alle stesse condizioni materiali della vita, che forse erano diverse prima del diluvio, ma soprattutto è da ricercare la causa nella volontà di Dio, il quale voleva che il genere umano si propagasse nel mondo, e si conservassero per tradizione orale quelle verità religiose che gli aveva rivelato.
Anche le leggende pagane attribuiscono una lunga vita ai primi uomini.
Adamo con una vita così lunga ebbe l’opportunità di vedere la moltiplicazione e la corruzione del genere umano. Egli passò i suoi giorni nella penitenza, in mezzo a tutte le sciagure che lo colpirono, seppe sperare nel riparatore promesso, e meritò di essere perdonato (Sap 10,1-2: “La sapienza protesse il padre del mondo, plasmato per primo, che era stato creato solo, lo sollevò dalla sua caduta e gli diede la forza per dominare tutte le cose”) e di essere salvo”.

4. Un altro biblista, Armando Rolla, scrive: “Ma è soprattutto nell’indicare l’età dell’uomo che gli antichi orientali non si preoccupavano dell’esattezza delle cifre. Questo lo possiamo provare per l’antico Egitto, dove l’espressione 110 anni era usata come una frase fatta, per indicare il limite dell’età, e una vecchiaia molto avanzata normalmente veniva detta di 110 anni. È per questo motivo che Giuseppe, divenuto Primo Ministro del re di Egitto, visse 110 anni (Gn 50,22-26)”.
E, dopo aver riportato alcune supposizioni dei biblisti, conclude: “Ma è anche possibile che l’autore abbia semplicemente inteso dare ai suoi contemporanei l’idea esatta di questi venerandi antenati. Attribuendo loro un’età elevatissima, l’autore biblico avrebbe suggerito la stessa idea intesa da un pittore che li avesse raffigurati come uomini di statura vigorosa e alta, con la barba fluente e i capelli bianchi. In questo caso si tratterebbe soltanto di mezzi espressivi diversi. L’idea però sarebbe sempre la stessa” (Il messaggio della salvezza, pp. 151-153).

5. In conclusione, senza pretendere una certezza storica perché non è questo l’intendimento primario della Sacra Scrittura, si può dire che si tratta di cifre simboliche.
Ma non è escluso che sia avvenuto proprio così per le motivazioni teologiche riportate da Marco Sales e come permette di supporre Armando Rolla.

Con l’augurio che tu possa vivere a lungo nella vita presente e soprattutto che tu possa vivere felicemente in paradiso nella vita futura, ti assicuro la mia preghiera e ti benedico.
Padre Angelo

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P.Angelo Bellon op, docente di teologia morale.