Donarsi

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Donarsi, non trattenere il Cristo in noi ma donarLo agli altri, può concretizzarsi anche nel silenzio?

Spesso la Parola viene fraintesa o male interpretata oppure addirittura rifiutata.
E’ possibile donarsi senza usare la Parola ma semplicemente “essendoci” ovviamente con le modalità tipiche del Cristiano?

Spesso ci troviamo nella condizione di dover manifestare la nostra Fede, non per dovere ma per necessità. Per esempio quando siamo in compagnia di persone per le quali determinate azioni possono essere normali, mentre per noi diventano un problema.

Per un non credente, alcuni comportamenti fanno parte della quotidianità. Fare il “furbo” mentre si fa la coda al supermercato è diventato un comportamento normale. Per noi Cristiani non dovrebbe esserlo, perchè il Signore ci ha insegnato ad essere giusti nei nostri comportamenti, anche a costo di perderci qualcosa.

Cogliere, senza se e senza ma, le opportunità che la vita offre a chi sa vederle, può essere – per un non credente – un’attività non solo lecita ma persino ineludibile, ma noi sappiamo bene che non c’è nulla che ci spetti di diritto e che ogni cosa è Grazia di Dio e dipende dalla Sua Volontà. E allora… come conciliare questi due modi di essere, in una società che ci vuole sempre più trasgressivi e aggressivi, sempre meno scrupolosi e sempre meno sensibili alle ragioni degli altri?

Io, come Cristiana, non posso non manifestare la mia Fede. Non farlo significherebbe espormi ad un disagio difficilmente gestibile per me. Del resto, una volta manifestata la mia Fede, diventa inevitabile la trafila del “questo posso farlo, questo no”. Ed è mio dovere rifiutarmi di partecipare a qualcosa che non è Cristianamente accettabile, anche a costo di rimanere antipatica e di venir messa definitivamente da parte.

Se è vero che dobbiamo uscire allo scoperto, che non dobbiamo rassegnarci a vivere “sotto il moggio” è anche vero che dobbiamo abituarci alle situazioni in cui potremmo venir etichettati come “indesiderabili”, ed è proprio ciò che ci chiede il Signore. Lui non ci chiede di essere simpatici a tutti… Lui ci chiede di amare il prossimo, anche se questo prossimo proprio non ci può soffrire. E allora, ci chiediamo, come facciamo a manifestare il nostro amore Cristiano verso chi non sa che farsene ma, al contario, ci disprezza?

Tanto per cominciare, evitiamo di rispondere pan per focaccia. Non cerchiamo soddisfazione, accettiamo l’umiliazione che ci viene inflitta. Questo è già un modo di amare il nostro nemico “prossimo”. Preghiamo per lui, anche se il solo pensiero ci fa rizzare i capelli sulla nuca, anche se ci sembra ipocrisia farlo. All’inizio è probabile che, mentre preghiamo per quella persona che ci fa soffrire, il nostro cuore si ribelli… l’offesa ci brucia ancora e proprio non riusciamo a mandarla giù e non riusciamo proprio ad invocare la Benedizione del Signore su di lui o lei.

Eppure… eppure è proprio questo sforzo che il Signore ci chiede. Come potrebbe Gesù – che ha sempre tuonato contro gli ipocriti, i “sepolcri imbiancati” – chiederci di pregare per i nostri nemici? Riflettiamo un attimo su questo.

Lui sa bene che, nel momento in cui preghiamo per il nostro nemico, Satana molla la presa sul nostro cuore. Se solo sapessimo che l’odio che proviamo in certi momenti non ci appartiene… saremmo già un bel pezzo avanti.

Donarsi, quindi, senza protagonismi e – soprattutto – senza imposizioni. Se ci vogliono … bene, altrimenti si scuote la polvere dai propri sandali e si va avanti.

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Informazioni su Maria Cristina Pezzuti 38 Articoli
All'alba dei trent'anni mi accorsi che la mia vita era un abisso di nullità... ho chiesto aiuto a Gesù e da quel giorno la mia vita è cambiata, lentamente ma progressivamente ho compreso il valore dei Sacramenti, della preghiera e della testimonianza. Soprattutto ho compreso quanto sia importante testimoniare la propria Fede affinchè altri possano sentirsi meno soli.