Dio ama più se stesso o le anime/persone? – Amici Domenicani

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Fonte dell’articolo Amici Domenicani – Autore Padre Angelo Bellon op.

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Quesito

Caro Padre Angelo,
Le faccio una domanda scomoda, perché io onestamente non riesco ad arrivarci, punto sulla sua grande sapienza:
Dio ama più se stesso o le anime/persone?
Poi in uno scritto ho letto che questa santa era stata portata per grazia divina, dal suo angelo custode in purgatorio e lì ha sentito la voce di Dio che gli diceva la mia misericordia non lo vuole ma la mia giustizia lo richiede (ovviamente si riferiva all’esistenza del purgatorio), quindi Dio in questo caso preferisce fare agire la sua giustizia/severità al posto che la sua misericordia? Perché deve fare ciò se è pienamente padrone della sua volontà?


Risposta del sacerdote

Carissimo,
per rispondere la tua domanda è necessario fare alcune distinzioni.

1. Dio è essenzialmente amore e l’amore che ha per se stesso è infinito.
Il suo amore è lo stesso Spirito Santo che è grande quanto è grande Dio, quanto è grande tutta la Santissima Trinità.

2. Giovanni Paolo II ha detto: “Si può dire che nello Spirito Santo la vita intima del Dio uno e trino si fa tutta dono, scambio di reciproco dono tra le divine Persone, e per lo Spirito Santo Dio esiste a modo di dono. È lo Spirito Santo l’espressione personale di un tale donarsi, di questo essere-amore. È Persona-amore. È Persona-dono” (Dominum et vivificantem, 10).
“Lo Spirito Santo, in quanto consostanziale al Padre e al Figlio nella divinità, è amore e dono (increato), da cui deriva come da fonte (fons vivus) ogni elargizione nei riguardi delle creature (dono creato): la donazione dell’esistenza a tutte le cose mediante la creazione; la creazione della grazia agli uomini mediante l’intera economia della salvezza” (Ib.).

3. Anche l’amore che Dio ha per noi è infinito, perché ci ama con lo stesso amore con cui ama se stesso.
Tuttavia, come ha scritto il grande teologo domenicano R. Garrigou-Lagrange: “L’amore che Dio ha per noi si distingue solo virtualmente dall’amore essenziale comune alle tre Persone e per il quale esse amano necessariamente la bontà divina; soltanto che quest’amore a noi voluto da Dio, per il quale ci ha creato e ci conserva, è libero, poiché Dio non ha affatto bisogno di crearci per essere infinitamente sapiente, infinitamente buono e per godere d’una beatitudine infinita” (L’amore di Dio e la croce di Gesù, I, p. 4).

4. Inoltre, come sottolinea San Tommaso, l’amore che Dio ha per se stesso è diverso dall’amore con cui ama noi anche per un altro motivo: “Dio non ama il bene come lo amiamo noi. Infatti, poiché la nostra volontà non è la causa della bontà delle cose, ma anzi, è mossa da tale bontà come dal suo oggetto, l’amore col quale vogliamo il bene per qualcuno non è causa della sua bontà, ma al contrario, la sua bontà, vera o supposta, suscita l’amore col quale vogliamo che conservi il bene che ha o acquisti quello che non ha ancora. A questo indirizziamo i nostri sforzi. Quello di Dio, invece, è un amore che infonde la bontà nelle creature” (Somma teologica, I, 20, 2).
Perciò mentre l’amore di Dio nei nostri confronti è causativo del bene che abbiamo, in Dio invece non causa nulla perché è la sua stessa essenza, la sua stessa natura.

5. Per la seconda domanda è necessario ricordare che la giustizia di Dio non va intesa come sinonimo della giustizia umana.
Nella Sacra Scrittura molto spesso per giustizia di Dio si intende la santità di Dio.
Allora si può comprendere quello che Dio avrebbe detto alla Santa di cui mi parli, perché nella Gerusalemme celeste “non può entrare nulla di impuro” (Ap 21,27).
Trovarsi nella santità di Dio e nello splendore dei santi con la veste macchiata sarebbe per noi peggiore di mille inferni, come disse Santa Caterina da Genova.
Per cui la purificazione del Purgatorio è l’estrema misericordia di Dio nei nostri confronti.

Ti benedico, ti ricordo nella preghiera e ti auguro ogni bene.
Padre Angelo

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P.Angelo Bellon op, docente di teologia morale.