Fonte dell’articolo Amici Domenicani – Autore Padre Angelo Bellon op.
Quesito
Carissimo p. Angelo,
Mi chiamo p. …, sono un sacerdote appartenente ad un ordine religioso mariano.
Mi è capitato di leggere tempo fa una frase di un autore di un libro che diceva: “la vita cristiana non va avanti a forza di volontà, ma per passione e attrazione”. E mi sono subito ricordato di una definizione che sempre viene data della vita religiosa: “Passione per Dio, compassione per gli uomini”.
Meditando quelle parole, ho pensato come col passare del tempo, dopo anni di vita religiosa e di sacerdozio, partiti nel fervore e nell’entusiasmo, ci sia il rischio di diventare “funzionari – magari anche abilmente professionisti – del sacro” e non “innamorati di Dio” che accendono i cuori di chi incontra di amore per Dio e il prossimo. Il rischio peggiore sarebbe quello di diventare come una brace che resta sotto cenere, tenue e pronta a spegnersi.
Una volta ho letto in una biografia una frase della serva di Dio americana, Dorothy Day che diceva più o meno così: “più che amare Dio, dovremmo essere innamorati di Dio”. La frase non la ricordo precisamente, potrei sbagliarmi nel riportarla, ma la sostanza era questa.
Certe volte, pur restando fedele a tutti gli impegni (di vita religiosa, di ministero sacerdotale, degli altri incarichi) si ha – almeno a me succede – la sensazione di entrare in una sorta di routine e questo mi spaventa, perché “routine” vuole dire abitudine, vuol dire fare il callo alle cose e ciò sarebbe la morte della vita cristiana e religiosa.
La mia domanda, allora, è: come mantenere viva la passione per Dio e la compassione per gli uomini? Come diventare sempre più innamorati di Dio e pieni di amore per i fratelli? Se tu dovessi tracciare idealmente delle linee comuni valevoli per tutti i religiosi e le religiose di ogni differente ordine religioso, quali consigli daresti? Almeno come un quadro di riferimento ideale? Stimo molto il servizio che svolgi e per questo chiedo consiglio a te, come ad un fratello di cammino.
Grazie e resto in attesa della tua risposta.
Risposta del sacerdote
Caro padre,
1. è vero quanto osservi. L’avevano già notato gli antichi quando avevano coniato l’espressione: “Ab assuetis non fit passio” per dire che nelle cose che diventano abitudinarie non si prova più emozione, meraviglia, stupore.
Sappiamo bene però che il fervore è un motore importante nella nostra vita.
Come lo si può rinnovare?
2. San Tommaso afferma che “la meditazione è la causa della devozione, del fervore” (Somma Teologica, II-II, 82, 3).
Si poggia sulla Sacra Scrittura che dice: “Mi ardeva il cuore nel petto; al ripensarci è divampato il fuoco” (“in meditatione mea exardescet ignis”; Sal 39,4)
E aggiunge che è “per mezzo della meditazione che l’uomo concepisce il proposito di consacrarsi a Dio” (Ib.).
3. San Francesco di Sales scrive una bella pagina sul nostro argomento quando dice che “la meditazione illumina l’intelletto con la chiarezza della luce di Dio e scalda il cuore al calore dell’amore celeste. Nulla l’eguaglia nel purificare l’intelletto dall’ignoranza e il cuore dagli affetti disordinati. È un’acqua di benedizione che fa rinverdire e rifiorire le piante dei nostri buoni desideri, monda le anime dalle imperfezioni e attenua nei cuori l’ardore delle passioni” (Filotea 2,1).
4. E per andare subito a quella realtà che più di tutte ravviva l’amore per il Signore scrive: “Ma più di ogni altra cosa ti consiglio l’orazione mentale che impegna il cuore a meditare sulla vita e la passione di Nostro Signore: se lo contempli spesso nella meditazione, il cuore e l’anima ti si riempiranno di lui; se consideri il suo modo di agire, prenderai le sue azioni a modello delle tue. È lui la luce del mondo: E dunque in lui, da lui e per mezzo di lui che possiamo essere illuminati e trovare la chiarezza; e l’albero del desiderio all’ombra del quale dobbiamo rinfrescarci; è la fontana viva di Giacobbe che lava tutte le nostre iniquità” (Filotea 2,1).
5. Per Santa Teresa d’Avila la meditazione è così necessaria per conservare l’esercizio delle virtù al punto che la preponeva addirittura all’umiltà che è il fondamento della vita spirituale, alla carità che ne è il coronamento e il fine e allo zelo per la salvezza delle anime che è l’obiettivo supremo della Chiesa.
6. Per San Tommaso l’oggetto della meditazione che accende maggiormente l’affetto “è l’umanità di Cristo, come appare da quelle parole del Prefazio: “affinché mentre conosciamo Dio in forma visibile, siamo da lui rapiti nell’amore delle cose invisibili”. Ecco perché le cose riguardanti l’umanità di Cristo stimolano al massimo la devozione, come una guida che prende per mano” (Somma teologica, II-II, 82, 3, ad 2).
7. Anche per Santa Teresa d’Avila la meditazione sull’umanità di Nostro Signore è la via maestra per accendere il fervore: “Ne ho fatto molte volte l’esperienza, e me l’ha detto il Signore stesso. Ho visto nettamente che dobbiamo passare per questa porta, se desideriamo che la somma Maestà ci mostri i suoi grandi segreti” (Il libro della vita, 22,6).
Anche noi sacerdoti e religiosi abbiamo bisogno di ricordarci spesso che questa è la strada che ravviva il fervore.
Augurandoti ogni bene per il tuo prezioso ministero ti assicuro la mia preghiera.
Padre Angelo
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