Come Gesù » FarodiRoma – Sognare a Medellin. Le forti parole di Francesco sui sicari della droga

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A Meddelin, ex capitale del narcotraffico, Papa Francesco mette al centro della sua preghiera la celebrazione eucaristica e i giovani. Francesco punta alla valorizzazione della gioia vera contro le illusioni di speranza che la droga offre seminando morte e alimentando la delinquenza.
Le sue parole destano in me un effetto singolare perché in spagnolo “ilusión” significa “sogno” ma il giornalista italiano spesso crede significhi “illusione” e perciò arrivano da noi resoconti in cui, a causa di questo equivoco, si incrociano sogni, illusioni, delusioni, aspirazioni, inganni. E forse questa volta, un po’ per caso, non è così sbagliato, visto che quando si sogna, cioè quando si intende la vita come progetto, si incontrano sempre le delusioni. È allora quando si impara a desiderare davvero, a lottare per continuare a sperare anche quando sembra che ci si sta solo illudendo. Ed è in questo delicato processo così proprio della gioventù, dove l’arrivo della droga può essere davvero letale. Perché il vero nemico dei sogni – quel sognare ad occhi aperti che è la vita di ogni giovane – non è la difficoltà oggettiva ma la percezione onirica e utopistica della realtà. Perché essa, se per qualche breve istante illude, dopo poco fa cadere e procura traumi così dolorosi da spingere a diventare cinici. Ecco perché il Papa, parlando coi giovani, si scaglia con tanta forza contro il dramma del narcotraffico.
Così, contro il cibo della droga che offre un’illusione di onnipotenza come la mela del peccato originale, il Papa indica il cibo di vita eterna e vera che è Gesù. E prega. Prega per i giovani, ma anche per chi si è reso protagonista del contrabbando e dello spaccio, affinché si converta. Il suo sogno – l’ilusión del Papa – è trasformare un luogo di morte in un luogo di vita e speranza. Francesco a Meddelin si comporta come Giovanni Paolo II ad Agrigento quando, tra i templi pagani, tuonò contro i mafiosi invitandoli a convertirsi. Fa come Benedetto XVI, papa tedesco ad Auschwitz, che divenne memoria vivente e perenne della violenza dell’uomo sull’uomo.
Papa Francesco è come Gesù sulla croce. Presenza umana e divina di carne che col sacrificio di sé, con il dono della propria vita per la salvezza del mondo, dà senso al dolore, dà il coraggio di combattere e di restare uniti.
Dimostra così che l’oggetto del sogno non è “l’illusione” ma la vita, l’ordinarietà della vita, la profondità della vita. È in questo luogo dove possiamo trovare ciò che a volte sembra mancare alla nostra esperienza e che può tradursi nel fuggire in «sogni impossibili», cioè un sogno estraneo al nostro vissuto, a qualcosa che non esiste, e che sono quei paradisi artificiali nutriti dalla droga.
Il Papa parla ai giovani di sogni che non sono illusioni o utopie ma compiti: quelli di trasformare nel sogno che ci anima lo spazio reale che ci è dato di vivere. Non è solo importante ciò che ci aspettiamo dalla vita ma anche – e forse soprattutto – quello che la vita ci chiede. Perché il sogno vero, quello senza droga non è altro che cimentarsi con tutte le proprie energie nel realizzare al cento per cento la propria identità, la propria vita.

Tratto da farodiroma

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Prete, blogger e scrittore