Come Gesù » FarodiRoma – Non si può mai gioire per un suicidio

Il suicidio in diretta con una boccetta di veleno dell’ex generale croato Slobodan Praljak scatena sul web una gazzarra indegna di un paese civile. “Uno di meno”, “dovremmo farlo con altri”, “meno gente da mantenere, magari andiamo in pensione prima”, “più spazio nelle carceri”, “ha fatto benissimo”, “ha capito il meglio da fare”: ecco una scelta tra i più “moderati” dei commenti facilmente reperibili in rete. L’odioso rito del linciaggio di un morto colloca coloro che lo compiono sullo stesso piano di chi si è suicidato e ha compiuto le stragi. La differenza tra la vendetta e la giustizia è abissale: uccidere qualcuno perché è responsabile dell’uccisione di qualcun altro non ridà la vita a nessuno, invece vivere la giustizia o almeno provarci, significa costruire quella civiltà che, se non può ridare la vita, almeno permette di custodirla. Ho sentito criticare i giudici del tribunale dell’Onu all’Aja perché hanno consentito che Praljak avesse in tasca il flacone col veleno: indubbiamente una grave disattenzione. Ma perché non lodare anche le televisioni che si sono fermate all’istante in cui inghiotte la sostanza letale evitando così di diffondere immagini ancora più crude di quanto lo siano quelle che mostrano il condannato mentre beve la sostanza letale? Quante visualizzazioni avrebbe avuto il video che avesse mostrato il volto dell’ ex criminale di guerra mentre perdeva la vita e il corpo cadeva a terra? Autolimitarsi nella diffusione di quelle immagini dice lo sforzo per assicurare un giusto processo, racconta il desiderio di dare dignità ad una persona che, con tutta probabilità, quella dignità l’aveva persa. Gli insulti qualificano chi li fa non chi li riceve e così mentre chi si accanisce contro Praljak degrada l’umanità che è in lui, i giudici che trattano con dignità i colpevoli dimostrano in primo luogo di essere loro stessi degni e, in secondo luogo, di voler restituire umanità ai colpevoli.
Il suicidio è sempre una tragedia. Le strade per arrivare alla decisione di quel gesto estremo sono infinite e io, personalmente, non oso nemmeno affacciarmi a guardare il mistero di certe vite: non vi è alcun dubbio però che di nessuno mai si può dire “bravo, hai fatto bene ad ammazzarti”. Se avessero potuto impedirlo, i poliziotti presenti nell’aula della città olandese non avrebbero permesso a Praljak di suicidarsi: perché la nostra cultura dice che il percorso adeguato per affrontare la propria vita non è mai quello dell’harakiri. Togliersi la vita impedisce di prendersi la responsabilità della propria vita e oltretutto, con quel gesto clamoroso, cerca di rubare un onore che non si merita. Praljak che si uccide vuole offendere il sistema che lo condanna e la giusta risposta di questo sistema non è offenderlo a propria volta ma trattarlo con dignità evitandogli l’ulteriore palcoscenico di immagini scabrose e portandolo all’ospedale per cercare invano di salvargli la vita. “Offendere” offende solo chi fa le offese: dare dignità invece consente a chi voglia riceverla di essere più umano.

Tratto da FarodiRoma

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