Come Gesù » FarodiRoma – Blade Runner 2049. L’ultima frontiera del sesso virtuale

Mentre arriva nelle sale cinematografiche il sequel di Blade Runner, cioè Blade Runner 2049, nella vita reale arriva Zhora, la ricordate? Era la prostituta replicante, l’androide – prostituta che nel primo Blade Runner, quello del 1982 girato da Ridley Scott, veniva uccisa da Harrison Ford dopo una scena a luci rosse (almeno in una delle sette versioni distribuite).
La Zhora “reale” arriva dal Giappone, si chiama Wedding Vr ed è l’ultima frontiera del sesso virtuale. Presentata al Tokyo game show nei giorni scorsi è in grado di simulare un rapporto sessuale a 360° sia con partner femminili che maschili, con tanto di realtà “aumentata” ed effetti speciali.
I fautori di questa perversione tecnologica dicono che questa invenzione può accontentare i gusti di chiunque, pedofili compresi; che presenta tanti vantaggi visto che ridurrebbe gli episodi di violenza sessuale nonché, ovviamente, le malattie veneree. Se in queste cose ci può essere un peggio, a me sembra che Wedding Vr sia peggio dell’adulterio o del sesso a pagamento: quello con le persone vere, ovviamente.
Se ci fosse un “replicante” – così si chiamava in Blade Runner – in tutto e per tutto simile a un uomo con il quale ingaggiare un duello all’ultimo sangue nel quale l’uomo risultasse sempre vincente, quello, nel cuore di chi uccide, sarebbe un omicidio vero o no? Naturalmente non lo sarebbe tecnicamente visto che il morto è un “morto” tra virgolette, è un robot, ma se i sentimenti, le emozioni negative che devo sfoderare nell’ammazzare, fossero vere nel mio cuore, io, nel mio cuore, ucciderei o no? Dopo quel “gioco” io sarei una persona migliore o peggiore? Un finto omicidio che levi completamente ogni responsabilità verso l’altro, dove nessun Dio potrebbe chiedermi, come avvenne per Caino, “dov’è tuo fratello”, sarebbe meglio o peggio di un’azione vera? Un’azione dove io posso “uccidere” dicendo però a me stesso che non uccido davvero, è meglio o peggio? Un’azione totalmente priva di responsabilità, visto che io aggredisco ma quando aggredisco non aggredisco nessuno; dove guardo spietatamente negli occhi ma in realtà non guardo nessuno; dove l’altro geme, mi supplica di non uccidere, ma io non ascolto e lo uccido: ma in realtà non lo uccido affatto perché l’altro che sto usando per suscitare e soddisfare in me sentimenti di violenza è un pezzo di plastica con un microprocessore e non esiste, tutto ciò è peggio o meglio?

Nel caso delle bambole del sesso le domande inquietanti che il progresso tecnologico ci mette davanti sono aggravate dal fatto che questi moderni robot sono dotati di un programma per fare e dire tutto ciò che il cliente vuole. Il rischio più tremendo che possono far correre all’umanità i robot del sesso è farci abituare all’idea che è bene possedere una persona senza minimamente badare ai suoi desideri perché davanti si ha solo una finta diversità: in realtà c’è solo uno specchio sofisticatissimo di se stessi, un’intelligenza artificiale programmata per assecondare non il sesso, che di per sé ha per definizione sempre bisogno dell’incontro con l’altro, ma la perversione sessuale. In questo senso un urlo di dolore di un replicante che si oppone è più difficile da ignorare che un gemito di piacere. Mi sembra di rivivere, infinitamente peggiorato, il mito di Narciso: la storia di uno che muore per amare uno specchio inesistente di sé. Si è dinnanzi a qualcosa che ti toglie ogni problema, che ti leva ogni responsabilità. Non c’è più neppure la pelle dell’altro da toccare, neanche le voci da sentire. Non c’è mai qualcosa di imprevisto. Nulla. Solo un robot specchio dei propri desideri sessuali. C’è perfino la “consolazione” che, se sei sposato, se sei pedofilo, non stai tradendo nessuno, non stai facendo nulla di male, non stai compiendo nessun reato: quella che è in arrivo è la proposta di un orrore che annichila l’uomo e ne uccide ogni dignità.

Tratto da FarodiRoma

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