Come Gesù » Blog – L’Eucarestia ai capi scout gay di Staranzano

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La signora Arianna ha 46 anni, è sposata e ha due figli inseriti nel gruppo scout di Staranzano – sì quello dei Capi Scout gay – e scrive a La Nuova Bussola Quotidiana lamentandosi perché alla Messa di chiusura dell’anno di attività i due signori uniti in unione civile hanno fatto la comunione e lei si è scandalizzata: si interroga “sulla coerenza della testimonianza che il gruppo scout offre” ed è preoccupata perché i suoi figli “hanno bisogno di testimonianze coerenti con il messaggio del Vangelo” come anche tutti i nostri giovani che “sono disorientati, e non solo in materia religiosa”.

Arianna dice di aver scritto al suo vescovo ma nella lettera non c’è menzione dell’importante intervento che proprio il suo vescovo ha rivolto al consiglio presbiterale che si è svolto il 22-24 giugno, cioè quasi un mese fa: tanto da farmi venire il dubbio che la lettera, pubblicata ieri, sia in realtà di parecchi giorni prima, magari subito dopo la Messa “incriminata” che si è svolta il 4 giugno. Me ne dispiace e quindi, se non lo ha fatto, la invito a leggere le bellissime parole del suo vescovo.
Nel suo intervento mons. Redaelli, questo il nome dell’arcivescovo, invita al discernimento. Può essere che tale esortazione ad alcuni di noi suoni vuota. Ci sono cristiani che col “discernimento” non sanno bene cosa farci. A volte sento alcuni che, scherzando, quando devono decidere se andare al mare o in montagna, o se gustare un gelato alla crema o al cioccolato, dicono che prima devono “operare un discernimento”. Lo dicono ridendo ma sotto sotto fanno trapelare un certo fastidio per questa parola diventata “di moda” con il Papa. Perché, diciamocelo, per molti di noi “fare discernimento” significa inerpicarsi per una strada ingarbugliata al termine della quale ciascuno fa ciò che vuole. È invece una parola importantissima che indica un metodo molto rigoroso. E io credo che tale attenzione sia quella che il vescovo di Gorizia ha suggerito di applicare in questo caso: perciò io riposerei tranquillo nelle mani dei miei pastori e darei meno rilievo a se erano o no davvero importanti le circostanze che hanno impedito di proclamare Gloria, Credo e Sanctus nella Messa celebrata nel boschetto, come racconta nella sua lettera.
Aggiungo un parola a proposito delle critiche sulla “mancanza di coerenza cristiana” e sull’assenza di testimonianza. In fondo a questo post la signora può rivedere il filmato in cui il Papa racconta del sacerdote giovane che “mandava all’inferno” il transessuale e del prete anziano che gli diceva “vieni vieni, che ti confesso così potrai fare la comunione”. Voglio dire che se l’ammissione all’eucarestia nel caso di cui stiamo parlando e un atto del percorso di discernimento invocato dal vescovo, io credo che il gruppo scout di Staranzano stia dando uno straordinario esempio di rispetto e quindi di cristianesimo. La verità è un incontro ha ripetuto spesso il Papa e di questo atteggiamento tracima il vangelo. Forse alla signora hanno tenuto nascosto che quando Gesù si reca alla decapoli – ci andò almeno due volte: basti pensare per esempio all’episodio dell’indemoniato che si conclude con la morte dei maiali cfr. Mc 5, 1-20 – guarisce le persone e non le condanna per l’omosessualità certamente presente nelle città greche: ecco il rispetto. Il rispetto non significa rinnegare la propria identità ma, forte di essa, apre al dialogo con l’altro accogliendolo per quello che è. E credo che proprio questo sia il primo valore di cui ha bisogno in questo momento il nostro paese e che pertanto questo valore sia il primo che i cristiani devono testimoniare.

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Prete, blogger e scrittore