Come Gesù » Agi – I migranti, papa Francesco e la prudenza cristiana

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Papa Francesco ancora una volta sorprende e spiazza. Quando in aereo di ritorno dalla Colombia arriva l’inevitabile domanda sui migranti, tutti si aspettano una difesa ad alzo zero dello Ius Soli, dell’accoglienza indiscriminata a tutti i costi. E invece arriva un’argomentazione attenta, misurata e prudente. Oltre alla conferma che il Messaggio per la giornata del migrante non era un tappeto rosso al Pd e a Gentiloni. “Chi governa deve gestire il problema dei migranti con la verità del governante che è la prudenza“. È vero, dice di aver visto il premier italiano ma per un incontro personale e non si è parlato di rifugiati, migranti e Ius Soli. E poi la lode per l’Italia che sta facendo molto per i flussi migratori e che ha il diritto e il dovere di regolare i flussi migratori anche fermandoli se i numeri divengono insostenibili. Perché il dovere dell’accoglienza si deve accordare con quello dell’integrazione: “I migranti non solo vanno ricevuti, vanno anche integrati”. E quindi chi governa, se ha il cuore aperto e considera l’Africa non un continente da sfruttare ma da far crescere, può mettere all’accoglienza un tetto che gli consenta di operare in modo davvero umanitario. Perché non avrebbe senso togliere le persone dai lager d’oltre mare per rinchiuderle nei lager nostrani.

Non fermarsi alla lettura dei giornali

Chi vuole davvero comprendere il Papa deve fare lo sforzo di avvicinarsi a lui. Deve leggere i suoi discorsi e non fermarsi ai titoli dei giornali e ai resoconti; deve guardare i video delle sue interviste e delle sue omelie; anche se non fosse credente, deve cercare di ricordare che l’ermeneutica del vescovo di Roma è quella del vangelo e non quella di un’ideologia. Neppure dell’ideologia cristiana. Bergoglio sa meglio di chiunque che il Dio cristiano è quello della storia, non quello della filosofia. Avevo cercato di sostenerlo in una trasmissione televisiva quando, dopo l’intervento di Gentiloni al Meeting di Rimini e in occasione del Messaggio per il migrante, i giornali di tutto il mondo avevano titolato con un Francesco “tifoso dello Ius Soli”. Non si può capire il pontefice se non gli si va vicino, se non ci cerca di entrare nel suo sentire.

La virtù della prudenza

In questo caso, il concetto cardine dell’intervista è quello della prudenza “come verità di chi governa”. Per il pensiero classico cristiano, la prudenza non è la virtù di chi è indeciso, cauto o titubante, ma è la recta ratio agibilium: e cioè la scienza di “ciò che si può fare” nel senso di “ciò che è possibile fare qui e ora”. Se è così per il cristiano, tanto più lo è per un gesuita. Tanto lo più lo è per Bergoglio. Che non userà il latino per spiegarlo ma s’inventerà qualche espressione sorprendente. Come quando dice che “la pace non è un prodotto industriale ma un bene artigianale”. Che è un modo squisito per dire che per fare la pace non bisogna seguire un’idea ma assecondare una natura: la natura reale di ciò che si ha tra le mani. Come fa un artigiano che lavora la creta, il legno o il ferro, un pezzo per volta, un passo dietro l’altro. Come devono fare i nostri politici, chiamati a decidere come e quanti migranti siamo davvero capaci di accogliere oggi.  Proprio il viaggio in Colombia, con l’enorme passo in avanti della richiesta di perdono al Papa de Le Farc “per le lacrime provocate”, è lì a dimostrare che questa è la strada che deve seguire il nostro mondo.

Tratto da Agi

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Prete, blogger e scrittore