Chiedo se la convivenza con la mia ragazza precluda la possibilità di …

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Fonte dell’articolo Amici Domenicani – Autore Padre Angelo Bellon op.

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Quesito

Gentile Padre Angelo, 
Le scrivo in quanto ho un dubbio. Io vorrei confessarmi, ma, poiché di fatto convivo con la mia ragazza, dovrei confessare anche questo fatto, che per la dottrina ecclesiastica costituisce peccato. Tuttavia, benché io comprenda i motivi di fondo a tale impostazione, a seguito di un approfondito esame di coscienza credo che il mio pentimento al riguardo mancherebbe di un serio proposito di non incorrere più in tale peccato (non fraintenda: mi dispiace molto se questa mia condotta possa offendere Dio, eppure al tempo stesso devo essere sincero e ammettere che fatico a vederla come un peccato e ad avere quella spinta necessaria al proposito di abbandonarla. Non so se mi sono spiegato). 
Tuttavia, mi chiedo se ciò precluda anche la possibilità di confessare gli altri peccati e ottenere perlomeno l’assoluzione da questi ultimi.
Un caro saluto,
Francesco


Risposta del sacerdote

Caro Francesco,
1. la confessione sacramentale è segno visibile del nostro ritorno Dio e della volontà di camminare nelle sue vie in santificazione di vita.

2. L’esame di coscienza che hai fatto ti ha portato giustamente a concludere che in te manca il pentimento.
E questo manca anzitutto perché sei determinato a camminare per strade per le quali continui a crocifiggere Gesù nel tuo cuore (cfr. Eb 6,6).

3. Questa espressione ti sembrerà forte perché in te non è presente la consapevolezza di crocifiggere il Signore e di camminare per vie che disattendono il suo insegnamento che vieta la fornicazione e cioè il rapporto sessuale tra persone libere.

4. Come saprai, il rapporto sessuale manifesta la volontà di donarsi in totalità, compresa la capacità di diventare padre e madre che si suscita proprio attraverso il rapporto.
Ora nella convivenza viene contraddetta la verità sul rapporto sessuale.
Innanzitutto perché la donazione, quando è di tutta la propria persona, è irrevocabile.
Ma la convivenza, a differenza del matrimonio, ha perlomeno questa caratteristica: che non è irrevocabile.
I conviventi sanno di non essere ancora sposi, di non essere ancora legati per sempre. In altre parole, sanno di essere liberi e di tornare indietro come e quando vogliano.

5. In secondo luogo la convivenza contraddice la verità sul rapporto sessuale perché in genere, proprio per il fatto che non è irrevocabile, si evita di avere figli perché mancherebbero della stabilità del matrimonio che per loro è un bene importantissimo.
Sotto questo aspetto manifesta responsabilità e questo è un bene.

6. Tuttavia questo obiettivo non viene perseguito vivendo castamente, nell’astinenza sessuale come esige il comportamento fuori del matrimonio. Ma attraverso rapporti contraccettivi.
Ora  la contraccezione, come sottolineava il Santo Papa Giovanni Paolo II, introduce una falsificazione nel rapporto sessuale perché mentre si dice di donarsi in totalità, ci si rifiuta di donarsi in totalità perché si rifiuta di donare la propria capacità di diventare padre e madre. E questo mentre viene suscitata la capacità di diventare padre e madre, perché i rapporti sessuali sono intrinsecamente finalizzati a questo.

7. Con quel senso di onestà che traspare in diversi punti dalla tua mail, riconosci sinceramente che fatichi a vedere la convivenza (compresi evidentemente i rapporti sessuali fuori del matrimonio) come un peccato.
Lo comprendo perché l’impurità offusca la mente e il conseguente giudizio di coscienza.
Questa affermazione, che forse potrebbe sembrarti dura, corrisponde a quanto ha detto il Signore nel Vangelo: “E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie” (Gv 3,19).
Le opere malvagie, che in gergo biblico e teologico si chiamano peccato, offuscano la mente e talvolta la accecano.
Insieme a questo, i peccati compiuti nell’ambito della sessualità spengono il gusto delle cose di Dio, che fatalmente vengono a noia.
Il passo per allontanarsi dai sacramenti e dalla pratica religiosa è breve.
Questa, purtroppo, è la storia di molti.

8. In te però non è del tutto così, perché senti nostalgia del sacramento della confessione che vorresti celebrare in maniera sincera. Senti che ti manca la confessione e la Santa Comunione.
In altre parole, senti che ti manca quella profonda comunione con Dio alla quale il tuo cuore aspira e che forse in passato ha vissuto a pieni polmoni almeno in alcuni momenti.
Anche questo bisogno è a suo modo un segno chiaro che l’esperienza che stai vivendo ti sta privando di qualcosa di troppo importante.
Sebbene ti sembri che nella convivenza non vi sia nulla di male, tuttavia la tua anima non è pienamente soddisfatta. Senti il desiderio di Dio e avverti che solo mediante la grazia, recuperata attraverso la confessione sacramentale, ne puoi sentire la presenza.

9. Allora che cosa puoi fare?
Mi piace ricordare che Gesù inizia la sua predicazione dicendo: “Convertitevi e credete al Vangelo” (Mc 1,15).
Non ha detto: “State così come siete e credete al Vangelo” ma “Convertitevi”. E giustamente perché le strade che non portano a Dio, e cioè i peccati, sono incompatibili con l’esperienza di Gesù nella propria vita.
Forse è proprio di questa parola di Gesù che hai bisogno: “Convertitevi”.
Anche se oggi alcuni, purtroppo anche all’interno della Chiesa, sembrano averla smarrita dal loro vocabolario.

10. Mi chiedi infine se puoi essere assolto almeno dagli altri peccati.
Puoi certo domandare perdono, ma non puoi tornare in grazia perché questa è incompatibile con la presenza di qualsiasi peccato mortale.
Non si può essere amici del Signore (essere in grazia significa proprio questo!) e nello stesso tempo continuare a crocifiggerlo nel proprio cuore, come dice la Sacra Scrittura in Eb 6,6.

Ti accompagno volentieri con la preghiera e ti benedico. 
Padre Angelo

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P.Angelo Bellon op, docente di teologia morale.