Che cos’è la contemplazione dell’Ordine domenicano? – Amici Domenicani

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Fonte dell’articolo Amici Domenicani – Autore Padre Angelo Bellon op.

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Quesito

Caro padre Angelo
Che cos’è la contemplazione dell’Ordine domenicano?
Grazie per la disponibilità, confido nella sua preghiera per il mio discernimento.
Dio la benedica


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. a beneficio di tutti e a scanso di equivoci dico innanzitutto che cos’è la  contemplazione.
Ecco come la definisce il Catechismo della Chiesa Cattolica: “È sguardo di fede fissato su Gesù, ascolto della parola di Dio, silenzioso amore, unione con la preghiera di Gesù e con i misteri della sua vita” (CCC 2724).
In altre parole, è unione di vita con Gesù, con cuore e mente fissi in lui.

2. San Tommaso ha coniato l’essenza del nostro Ordine con queste parole: contemplare e comunicare agli altri ciò che si contempla (contemplari et contemplata aliis tradere).
La contemplazione nasce dallo stato di grazia che per mezzo della carità tiene uniti al Signore e fa vivere in intima amicizia con lui.

3. Per questo parlando della contemplazione San Tommaso dice: “È proprio dell’amico conversare con l’amico.
Ma la conversazione dell’uomo con Dio avviene per mezzo della contemplazione” (Somma contro i Gentili, IV, 22).
E aggiunge: “Il vero segno dell’amicizia è che l’amico rivela i segreti del suo cuore al proprio amico.
Poiché gli amici non formano che un cuore solo e un’anima sola, l’amico non sembra esternare dalla propria intimità ciò ch’egli rivela al proprio amico” (Commento al Vangelo di San Giovanni, Gv 15,3).

4. In altre parole, la contemplazione è uno stare insieme col Signore e permettergli di saziarci dell’abbondanza della sua casa e dissetarci al torrente delle sue delizie (cfr. Sal 36,9).
Nella contemplazione infatti “l’amore dello Spirito Santo fa irruzione nell’anima come un torrente impetuoso, perché la sua volontà è così efficace che nessuno può resistergli; non si trattiene un torrente. Gli uomini spirituali sono inebriati di delizie perché tengono la loro bocca aderente alla sorgente della vita” (Commento al Salmo 36,9). 

5. Non ci si meraviglia pertanto che San Tommaso dica che la contemplazione fa provare un godimento che “sorpassa qualsiasi gioia umana” (Somma teologica, II-II, 180, 7). Era la sua esperienza quotidiana.
Parlando sempre della propria personale esperienza, dice che la contemplazione è “un certo inizio della felicità del cielo, della beatitudine” (“inchoatio quaedam beatitudinis”, Somma teologica, II-II, 180, 4) e fa “ardere dal desiderio di vedere il volto di Dio”.

6. La contemplazione nell’Ordine domenicano è il frutto del congiungersi e del fecondarsi vicendevole di quattro elementi: 1) la vita comune con un cuore solo e un’anima sola nella fedeltà ai consigli evangelici, 2) la celebrazione comune della liturgia, specialmente dell’eucaristia e della liturgia delle ore, 3) l’assiduità allo studio e 4) la perseveranza nell’osservanza regolare.
All’inizio delle nostre costituzioni si legge che “tutte queste caratteristiche della nostra vita non solo contribuiscono alla gloria di Dio e alla nostra santificazione, ma servono anche direttamente la salvezza degli uomini, in quanto tutte insieme ci preparano e stimolano alla predicazione, a cui danno, e dalla quale a loro volta ricevono, vigore di vita.
Da questi diversi elementi saldamente connessi tra loro, armoniosamente contemperati e che in un mutuo rapporto si fecondano a vicenda, è costituita la vita propria dell’Ordine, cioè la vita apostolica nel suo significato integrale, in cui la predicazione e l’insegnamento devono sgorgare dall’abbondanza della contemplazione” (Costituzione fondamentale § 4).

7. La contemplazione è pertanto un clima permanente che si respira (o si dovrebbe respirare) all’interno dei conventi.
Oltre che nei quattro menzionati elementi, viene ravvivato dalle “orationes secretae” dei frati, che corrispondono in qualche modo alla meditazione e alla contemplazione, e dal Santo Rosario.
In particolare, del Rosario ecco la consapevolezza che ne ha l’Ordine domenicano: “Poiché il Rosario mariano è una via che conduce alla contemplazione dei misteri di Cristo e una scuola di formazione alla vita evangelica, sia ritenuto come una forma di predicazione rispondente allo spirito dell’Ordine; in esso viene esposta la dottrina della fede secondo l’aspetto della partecipazione della Beata Vergine Maria al mistero di Cristo e della Chiesa” (LCO 129).

8. Scrive il domenicano francese Vincent Bernadot: “Con tre parole San Tommaso riassume la spiritualità domenicana e ne esprime l’originalità: contemplata aliis tradere (comunicare agli altri la propria contemplazione).
Anche altri Ordini antichi o più antichi di quello dei Predicatori sono votati alla contemplazione. Essi portano i loro religiosi all’unione con Dio attraverso l’ufficio divino della liturgia delle ore e le osservanze della regola. Essi si interessano della salvezza del prossimo soccorrendolo ordinariamente con la preghiera e con la penitenza. Ma non si dedicano, se non in modo secondario, alle opere esterne di carità fraterna.
All’opposto, la maggior parte degli istituti moderni che sono direttamente consacrati all’azione, hanno abbandonato le antiche pratiche nelle quali i nostri padri trovavano inesauribili risorse.
L’Ordine di San Domenico unisce in una sintesi superiore queste due concezioni della vita religiosa. Non è né unicamente attivo né unicamente contemplativo. Esso combina questi vari elementi e li fonde in una sintesi del tutto nuova.
Nella spiritualità domenicana la contemplazione e l’azione, anziché opporsi, si uniscono e si fortificano reciprocamente.
La contemplazione prepara e produce l’azione, l’alimenta, la feconda.
L’azione, secondo il pensiero di Santa Caterina da Siena, non è altro che una pienezza interiore che trabocca e si espande.
Verrebbe meno alla sua spiritualità il Frate Predicatore che, confondendo la sua vocazione con quella dei figli di San Bruno o di San Bernardo, si rinchiudesse nella sola contemplazione e cercasse esclusivamente un’unione più intima con Dio dimenticando di essere destinato alla salvezza dei suoi fratelli.
Ma peggio ancora s’ingannerebbe il Predicatore che si lasciasse trascinare da un’azione febbrile verso il prossimo e lo portasse a trascurare quelle pratiche di vita conventuale che sono ordinate a dare alla sua azione una forza calma e continua, una sicurezza, un’ampiezza e un irradiamento soprannaturale, che sono condizioni indispensabili per un apostolato fruttuoso.
In una parola, il Frate Predicatore si prepara all’esercizio dell’apostolato abbracciando le esigenze più radicali del Vangelo (i consigli evangelici) e mediante la pratica della perfetta rinunzia evangelica e mediante la vita contemplativa” (L’Ordine dei Frati Predicatori, I, 4).

Con l’augurio che quanto ti ho scritto corrisponda ai desideri più profondi del tuo cuore, ti benedico e ti ricordo in modo particolare nella preghiera.
Padre Angelo

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P.Angelo Bellon op, docente di teologia morale.