Che cosa significa morire in stato di peccato mortale, che si salva so…

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Fonte dell’articolo Amici Domenicani – Autore Padre Angelo Bellon op.

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Quesito

Salve,
oggi avrei una domanda: ma chi va all’Inferno? Perché sento chi dice che basta essere in stato di peccato mortale quando si muore (anche se non ho ben capito cosa si intenda per “stato di peccato mortale”, sarebbe non essersi pentiti di un peccato mortale o non aver confessato un peccato mortale?) e chi dice che si viene condannati se non si riconosce Gesù come Salvatore e non si crede nel Signore.
Avrei bisogno di questa risposta anche perché sono timoroso riguardo la Confessione: anche se so che prendere l’ostia in mano non sia peccato, trovo diverse persone che sostengono sia un “sacrilegio abominevole”. Inoltre la mia regione sta per diventare zona rossa, quindi da quanto ne so non sarà molto possibile per un mesetto andarsi a Confessare.
La ringrazio
Cordiali saluti,
Matteo


Risposta del sacerdote

Caro Matteo,
1. Il Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica dice che l’inferno “consiste nella dannazione eterna di quanti muoiono per libera scelta in peccato mortale. La pena principale dell’inferno sta nella separazione eterna da Dio, nel quale unicamente l’uomo ha la vita e la felicità, per le quali è stato creato e alle quali aspira. Cristo esprime questa realtà con le parole: via lontano da me maledetti nel fuoco eterno (Mt 25,41)” (n. 212).
Dice ancora: “Dio, pur volendo che tutti abbiano modo di pentirsi (2 Pt 3,9), tuttavia, avendo creato l’uomo libero e responsabile, rispetta le sue decisioni.
Pertanto, è l’uomo stesso che, in piena autonomia, si esclude volontariamente dalla comunione con Dio se, fino al momento della propria morte, persiste nel peccato mortale, rifiutando l’amore misericordioso di Dio)” (Ib., 213).

2. Pertanto è in stato di peccato mortale, e cioè di separazione da Dio, chi dopo aver peccato gravemente non se ne è ancora sinceramente pentito e confessato.
Infatti “il peccato mortale distrugge in noi la carità, ci priva della grazia santificante, ci conduce alla morte eterna dell’inferno se non ci si pente. Viene perdonato in via ordinaria mediante i sacramenti del battesimo e della penitenza o riconciliazione” (Ib., 395).
Dicendo via ordinaria sottintende che esistono anche delle vie straordinarie perché Dio agisce anche al di fuori dei sacramenti, e tuttavia sempre orientando al sacramento.

3. Se non c’è la possibilità di confessarsi, il pentimento è sincero, e cioè perfetto, se vi è perlomeno il proposito di confessarsi. 
In tal caso si può tornare in grazia prima ancora di essersi confessati.
Se nel frattempo si muore, non si muore in stato di peccato mortale perché la grazia è stata accolta al momento del pentimento col proposito della confessione.

4. Si dice perfetto il dolore che si prova perché si è offeso Dio e perché col nostro peccato si è continuato a crocifiggere Nostro Signore (Eb 6,6).
Ebbene, il dolore perfetto – proprio perché è perfetto – include almeno implicitamente il proposito di fare tutto ciò che il Signore ha disposto per essere riconciliati con lui, vale a dire la confessione.
Il dolore si dice imperfetto quando è motivato solo dal fatto di aver perso la propria dignità o per la paura di andare all’inferno.
Questo dolore imperfetto, sebbene in se stesso sia buono, non riconcilia ancora con Dio e pertanto non riporta in grazia. Tuttavia è sufficiente per andarsi a confessare ed essere assolti perché per mezzo della confessione e della assoluzione si viene condotti a concepire un dolore perfetto.

5. Per quanto concerne la salvezza, nessuno può salvarsi semplicemente con le proprie opere.
C’è infatti una disparità tra le nostre opere umane, che sono di ordine naturale, con il paradiso che è di ordine soprannaturale.
Per salvarsi è necessario riconoscere che ci salviamo per i meriti di Gesù che sono di ordine soprannaturale e che ci vengono da lui graziosamente donati mediante l’infusione della grazia santificante di cui ci riveste.
San Giovanni in maniera esplicita usa le parole che tu hai in qualche modo riportato: “Ogni spirito che non riconosce Gesù, non è da Dio. Questo è lo spirito dell’anticristo che, come avete udito, viene, anzi è già nel mondo” (1 Gv 4,3).
Gesù significa: Dio salva. Dio ci salva attraverso l’incarnazione, la passione, la morte e la risurrezione di Gesù.
Si riconosce Gesù Salvatore in due modi: esplicitamente, ed è quella di chi riceve il battesimo, o implicitamente.
Lo riconoscono implicitamente tutti coloro che vivono in maniera retta, credono in Dio e che Dio rimunera coloro che lo cercano con cuore sincero (cfr. Ebr 11,6).

6. Passando ad un’altra domanda, ricevere la Santa Comunione sulla mano o in bocca non rientra tra le verità di fede.
È di disciplina della Chiesa.
Se la Chiesa ad un certo momento ha sentito l’esigenza di dare la Santa Comunione solo in bocca deve aver avuto i suoi motivi.
Questi motivi sono facili da riconoscere: evitare la dispersione dei frammenti e conseguentemente la loro profanazione; evitare che qualcuno prenda la particola consacrata e non la consumi, esponendola anche volontariamente a profanazioni di ogni genere; per favorire la devozione e il raccoglimento.
La Chiesa oggi concede che si possa ricevere anche sulla mano.
Si può discutere se sia meglio darla in bocca oppure deporla sulla mano.
Ma affermare che la Chiesa concedendo o imponendo di darla sulla mano, come avviene attualmente a motivo della pandemia, faccia compiere ai fedeli un sacrilegio abominevole è inconcepibile – per non dire peccaminoso – solo il pensarlo.

7. Qualcuno dice che sarebbe la Madonna stessa a dire che ricevere la Santa Comunione sulla mano è un abominevole sacrilegio.
Ma il solo fatto che le rivelazioni comunichino qualche cosa di contrario a quello che la Chiesa legittimamente dispone, è segno evidente che quella rivelazione non viene dal cielo. Infatti si metterebbe in contraddizione con la potestà che Gesù Cristo ha conferito a Pietro e agli Apostoli quando ha detto: “A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli” (Mt 16,19) e “in verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in ciel” (Mt 18,18).

8. Ugualmente non è da approvare chi piuttosto di ricevere la Santa Comunione sulla mano, preferisce non farla o, nel migliore dei casi, fa la comunione spirituale. 
Coloro che pensano così non sanno di quante grazie si privano.
In ogni caso è sempre preferibile attenersi alla discrezione della Chiesa piuttosto che al proprio giudizio.
Anche per l’atto di umiltà per cui si obbedisce alla Chiesa, Dio concede molte grazie avendo detto più e più volte che resiste ai superbi mentre dona la sua grazia agli umili.

Ti auguro ogni bene, ti benedico e ti ricordo nella preghiera. 
Padre Angelo

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P.Angelo Bellon op, docente di teologia morale.