Che cosa significa l’espressione “Ite, Missa est” e in particolare la …

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Fonte dell’articolo Amici Domenicani – Autore Padre Angelo Bellon op.

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Quesito

Ave Maria.
Gentile e caro Padre, vorrei un chiarimento da lei: ho letto in passato che la frase terminale della Messa ”Ite, Missa est” aveva il significato di ”andate in pace (la Vittima) è stata inviata al Padre”.
Nella Messa N.O., come ben sa, il Sacerdote dice: andate in pace, la Messa è finita.
Ecco non so il significato esatto di questa frase.
Alcuni Sacerdoti dicono che significa davvero ”la Messa è finita”.
E’ davvero così o la traduzione non ha rispettato il vero significato? 
Grazie del suo tempo.
Ave Maria.
In Corde Matris.
Luciana


Risposta del sacerdote

Cara Luciana,
1. in un dizionario di liturgia intitolato Liturgia romana diretto da Roberto Lesage, alla voce Ite, Missa est si legge che “è storicamente certo che nei tempi più antichi il clero congedava i fedeli alla fine del sacrificio e che la chiesa romana ha sempre usato la formula Ite, Missa est,cioè “Andate, siete congelati”; “potete ritirarvi”.
Ed è ugualmente certo che il termine Missa, che deriva da questo congedo, designò rapidamente l’insieme del sacrificio”.
Si diceva semplicemente Ite (andate). L’espressione Andate in pace è stata aggiunta con la riforma liturgica post conciliare.

2. Su questo abbiamo un documento interessante della fine del IV secolo. Si tratta di uno scritto di Eteria, una pellegrina che era andata in Terrasanta e che ha lasciato scritto quanto ha visto. Dice che al termine della celebrazione si usava questa formula col significato preciso di congedare i fedeli.
In questo scritto usa anche per 70 volte l’espressione missa facere (fare la Messa), ma per 68 volte Messa designa il congedo o la chiusura in ufficio liturgico.
Riferisce che dopo il mattutino e i vespri i fedeli si avvicinavano al vescovo che usciva dal coro per ricevere la sua benedizione ciascuno in particolare e aggiungeet sic fit missa, che significa: così si fa il congedo (di coloro che assistono). 
Per due volte soltanto la pellegrina usa la parola Missa per designare l’insieme della celebrazione che noi chiamiamo Messa.
Questa testimonianza è preziosa ed è la più antica in nostro possesso.

3. Con questo significato di insieme della celebrazione dell’Eucarestia la usa anche il suo contemporaneo Sant’Ambrogio quando scrive Missam facere coepiho iniziato a dire Messa(Epistula XX,4).

4. Questa formula, con il suo significato di congedo, venne impiegata fino al secolo settimo sia come congedo al termine di un ufficio liturgico, sia al termine di quella che noi chiamiamo Messa.
Poi l’espressione viene usata semplicemente per congedare i fedeli al termine della celebrazione eucaristica.
Inizialmente si diceva in tutte le Messe.
Ma a partire dal secolo XI fino alla riforma liturgica post-conciliare la formula Ite, Missa estsi diceva solo nelle Messe solenni.
Tali Messe erano quelle in cui si diceva il Gloria in excelsis Deo.
Quando non si recitata il Gloria, al posto di Ite, Missa est si diceva Benedicamus Domino(Benediciamo il Signore).

5. Venendo a quanto tu hai sentito dire: l’espressione Ite, Missa est voleva dire che la Vittima era stata inviata al Padre, può essere intesa anche così, e cioè nel senso che il sacrificio di Cristo è stato celebrato.
Ma etimologicamente e in senso primario ha il significato di congedo dei fedeli.
Per cui è anche vero quello che ti hanno detto alcuni sacerdoti: l’espressione sta ad indicare che la Messa, vale a dire la celebrazione liturgica, è finita.

6. Sicché le varie formule di congedo usate oggi con la riforma liturgica conservano il significato originario e stanno ad indicare simultaneamente sia la formula di congedo sia che la Messa, in quanto celebrazione del sacrificio di Cristo offerto al Padre, si è conclusa.

Ti ringrazio per aver attirato l’attenzione sul significato di questa parola Messa che i più sentono dire ma non ne conoscono il significato.
Ti auguro ogni bene, ti ricordo nella preghiera e ti benedico. 
Padre Angelo

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P.Angelo Bellon op, docente di teologia morale.