Che cosa si intende per reliquie insigni – Amici Domenicani

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Fonte dell’articolo Amici Domenicani – Autore Padre Angelo Bellon op.

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Quesito

Buongiorno padre Angelo, come stai? 
Spero tutto bene.
Sono Arnaldo da Londra e come promesso ecco la mia prima domanda dell’anno; cerco di mandarne due all’anno così da non ingolfare il sito e non sovraccaricarti di tante domande, ecco che ti scrivo quindi con mio grande piacere per risentirti e faccio appello alla tua grande pazienza perché so che ricevi tante email.
Ecco: una reliquia, pezzuola usata da un santo, che ha una macchia di sangue, in che classe viene classificata per la chiesa?
Per reliquie di prima classe leggo: le altre reliquie di I classe riferibili ad un santo sono suddivise al loro interno in diverse classificazioni minori a seconda della loro tipologia, con dicitura in latino: lista e poi ”ex tela imbuta sanguine – da stoffa imbevuta di sangue”.
Poi leggendo alla dicitura per reliquie di II classe e a quelle di III classe (che non riporto qui per non allungare la mail) noto che potrebbe rientrare sotto questa classificazione.
Io non ho trovato nessun documento consultabile, mi vergogno un po’ dicendoti da dove ho attinto, cioè da wikipedia, ma non trovando nient’altro e per onestà e ossequioso rispetto per te ne faccio cenno. Mi potrebbe dire come la santa chiesa la classificherebbe? Mi interesserebbe veramente solo la sua voce. 
Quindi, pezzuola macchiata di sangue usata dal santo, certificato da frate del convento per uso personale e non da esposizione.
Ti ringrazio di tutto cuore e assicuro come sempre la mia preghiera per te.
In Gesù e Maria
Sia lodato Gesù Cristo.


Risposta del sacerdote

Caro Arnaldo,
1. la venerazione per oggetti appartenuti ai santi è attestata dalla Sacra Scrittura stessa.
Si legge infatti negli Atti degli Apostoli: “Dio intanto operava prodigi non comuni per mano di Paolo, al punto che mettevano sopra i malati fazzoletti o grembiuli che erano stati a contatto con lui e le malattie cessavano e gli spiriti cattivi fuggivano” (At 19,11-12).

2. Le guarigioni avvenute attraverso indumenti venuti a contatto di Paolo ricordano quelle venute a contatto con le vesti di Gesù come avvenne per l’emorroissa di cui parla il Vangelo: “Gli toccò il lembo del mantello e immediatamente l’emorragia si arrestò” (Lc 8,44).
Ricordano anche quelle avvenute attraverso l’ombra di San Pietro: “Portavano gli ammalati persino nelle piazze, ponendoli su lettucci e barelle, perché, quando Pietro passava, almeno la sua ombra coprisse qualcuno di loro. Anche la folla delle città vicine a Gerusalemme accorreva, portando malati e persone tormentate da spiriti impuri, e tutti venivano guariti” (At 5,15-16).
Tutto fa pensare che le vesti venute a contatto con San Paolo siano state conservate e custodite con grande venerazione. Dio, infatti, continuava ad operare anche attraverso le vesti degli apostoli.

3. Ben presto si tennero in venerazione anche oggetti venuti a contatto con i martiri come le loro vesti, gli strumenti del martirio (Sant’Agostino nel De civitate Dei dice che ad Ancona si custodiva un sasso con cui venne lapidato Santo Stefano) o il loro stesso sangue.
Successivamente si diffuse il culto delle reliquie e anche dei santi non martiri.

4. La venerazione o culto che si dà alle reliquie è una venerazione “relativa” perché si riferisce alla persona del santo, alle sue virtù e al suo potere di intercessione più che all’oggetto in se stesso.

5. Tra le varie reliquie alcune sono dette “reliquie insigni”.
Reliquie insigni sono considerate il corpo, la testa, un braccio, un avambraccio, il cuore, la lingua, una mano, una gamba o anche la parte del corpo nella quale il martire ha sofferto purché sia intera e di una certa dimensione. (R. Lesage, Dizionario pratico di liturgia romana, voce reliquia).
Le reliquie insigni sono custodite in chiesa o negli oratori e non nelle abitazioni private. 
Inoltre “non possono essere alienate validamente in nessun modo né essere trasferite in modo definitivo senza la licenza della sede Apostolica” (Codice di diritto canonico, can. 1190,2).
Le altre invece, che sono reliquie cosiddette ordinarie, possono essere conservate da privati ed essere alienate.
Tali sono le gocce di sangue.

6. L’autenticità delle reliquie viene certificata da un documento scritto, che si chiama “autentica” e viene verificata dal vescovo.
Se le reliquie sono prive di autentica non possono essere esposte al culto pubblico dei fedeli.

Ti benedico, ti ricordo nella preghiera e ti auguro ogni bene. 
Padre Angelo

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P.Angelo Bellon op, docente di teologia morale.