Fonte dell’articolo mauroleonardi.it
Anche oggi si costruiscono “tende” ideologiche: la supremazia militare, l’equilibrio geopolitico, la guerra preventiva. Sono formule che servono a giustificare l’uso della forza e a mettere tra parentesi le vittime civili, la sofferenza dei popoli, la paura che si diffonde oltre i confini del Medio Oriente. Il contrasto è evidente: sul monte il volto di Gesù risplende, sulla terra le città vengono colpite. Il Vangelo non fornisce soluzioni diplomatiche, ma introduce il criterio etico radicale secondo il quale ciò che oscura il volto dell’uomo non viene dalla luce di Dio. Se una strategia moltiplica il terrore, non è trasfigurazione ma regressione. Un dettaglio del racconto evangelico assume un valore simbolico: alla fine i discepoli non vedono più Mosè ed Elia, ma “solo Gesù”. Cadono le grandi figure, restano la persona e la relazione. Tradotto in chiave contemporanea: quando si spengono le ideologie politiche e religiose, resta una domanda semplice e decisiva — che cosa salva davvero l’uomo? La guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran mostra una civiltà che ha perso la capacità di salire sul monte, cioè di guardare la storia con uno sguardo più alto. Conosce solo la valle della paura e della reazione violenta. Il Vangelo della Trasfigurazione ricorda che la potenza autentica non è quella che distrugge, ma quella che illumina.
Scendere dal monte significa portare nella politica e nei conflitti uno sguardo diverso: non quello della vendetta, ma quello della responsabilità; non quello della forza, ma quello della verità. La Trasfigurazione non cancella la croce, ma impedisce di trasformarla in un idolo. Il rischio più grande oggi è proprio questo: rendere la guerra un destino inevitabile, un male necessario. Il Vangelo afferma invece che la storia non si salva con le armi, ma con la luce. E che ogni volta che si sceglie la paura invece della fraternità e della relazione, si scende dal monte senza aver davvero ascoltato la voce che dice: “Questi è il Figlio mio, ascoltatelo”.





