Blog – Trasfigurazione e guerra: la luce del Vangelo contro la logica delle armi

Fonte dell’articolo mauroleonardi.it

Nel racconto della Trasfigurazione che abbiamo letto la seconda di domenica di quaresima, quella del Vangelo di Matteo (17,1-9), Gesù sale su “un alto monte” con Pietro, Giacomo e Giovanni. Il suo volto diventa splendente, le vesti bianche come la luce. È un momento di rivelazione, breve ma decisivo: i discepoli vedono ciò che normalmente resta nascosto, la verità profonda dell’uomo e di Dio. Subito dopo, però, il Vangelo li riporta a valle. La storia non si ferma sul monte. La luce non elimina il conflitto, ma lo attraversa. È questo passaggio che oggi permette una lettura dell’attuale guerra che coinvolge – finora – Stati Uniti, Israele e Iran. Il linguaggio dominante del conflitto è quello della sicurezza e della deterrenza. Ogni parte rivendica la propria legittimità, ogni parte presenta l’altro come una minaccia assoluta. In questo schema l’avversario non è più una persona, ma un obiettivo militare. Il volto scompare, resta il bersaglio. La Trasfigurazione propone una logica opposta: la verità dell’uomo è la luce, non la distruzione. Gesù non si sottrae alla storia, ma mostra che il suo destino ultimo non è la violenza. Pietro vorrebbe fermarsi sul monte e costruire tre tende perché vorrebbe prolungare la sua esperienza di sicurezza e protezione ma la voce dal cielo lo interrompe: “ascoltatelo”, cioè non fermatevi alla visione, tornate nella realtà.

Anche oggi si costruiscono “tende” ideologiche: la supremazia militare, l’equilibrio geopolitico, la guerra preventiva. Sono formule che servono a giustificare l’uso della forza e a mettere tra parentesi le vittime civili, la sofferenza dei popoli, la paura che si diffonde oltre i confini del Medio Oriente. Il contrasto è evidente: sul monte il volto di Gesù risplende, sulla terra le città vengono colpite. Il Vangelo non fornisce soluzioni diplomatiche, ma introduce il criterio etico radicale secondo il quale ciò che oscura il volto dell’uomo non viene dalla luce di Dio. Se una strategia moltiplica il terrore, non è trasfigurazione ma regressione. Un dettaglio del racconto evangelico assume un valore simbolico: alla fine i discepoli non vedono più Mosè ed Elia, ma “solo Gesù”. Cadono le grandi figure, restano la persona e la relazione. Tradotto in chiave contemporanea: quando si spengono le ideologie politiche e religiose, resta una domanda semplice e decisiva — che cosa salva davvero l’uomo? La guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran mostra una civiltà che ha perso la capacità di salire sul monte, cioè di guardare la storia con uno sguardo più alto. Conosce solo la valle della paura e della reazione violenta. Il Vangelo della Trasfigurazione ricorda che la potenza autentica non è quella che distrugge, ma quella che illumina.

Scendere dal monte significa portare nella politica e nei conflitti uno sguardo diverso: non quello della vendetta, ma quello della responsabilità; non quello della forza, ma quello della verità. La Trasfigurazione non cancella la croce, ma impedisce di trasformarla in un idolo. Il rischio più grande oggi è proprio questo: rendere la guerra un destino inevitabile, un male necessario. Il Vangelo afferma invece che la storia non si salva con le armi, ma con la luce. E che ogni volta che si sceglie la paura invece della fraternità e della relazione, si scende dal monte senza aver davvero ascoltato la voce che dice: “Questi è il Figlio mio, ascoltatelo”.

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Prete, blogger e scrittore