Fonte dell’articolo mauroleonardi.it
Riprendere il lavoro non significa soltanto rientrare nella gabbia dalla quale siamo riusciti a evadere per qualche settimana, significa tornare in quel luogo imperfetto nel quale mettiamo una parte di noi stessi a disposizione degli altri. Naturalmente il lavoro non è tutta la vita ma una vita dalla quale volessimo cancellare ogni fatica rischierebbe di diventare una vita dalla quale abbiamo cancellato anche il desiderio, l’impegno, la responsabilità. La grande provocazione di Magnifica Humanitas riguarda proprio il nostro tempo tecnologico: le macchine possono liberarci da molte fatiche, e questo è un bene, ma non possono vivere al nostro posto. Possono eseguire, calcolare, prevedere ma non possono assumersi la responsabilità di essere uomini. Ecco allora una piccola domanda da portare con noi in questo settembre: non «come posso fare meno fatica?», ma «per che cosa vale la pena fare fatica?».
Perché il problema non è tornare stanchi la sera. Il problema sarebbe arrivare alla sera senza sapere per chi, e per che cosa, abbiamo speso le nostre energie. Le vacanze ci hanno ricordato che abbiamo bisogno di riposare. Il ritorno al lavoro può ricordarci qualcosa di altrettanto importante: abbiamo bisogno anche di spendere noi stessi. E forse la dignità della fatica comincia proprio qui: quando ciò che ci costa diventa ciò che ci costruisce.





