Fonte dell’articolo mauroleonardi.it
Paolo e Barnaba si vogliono bene, servono lo stesso Signore, annunciano lo stesso Vangelo, eppure non la pensano allo stesso modo. Non rinunciano alle proprie convinzioni per evitare il conflitto. Non fingono un accordo che non esiste. Non appiattiscono la propria coscienza per mantenere una pace soltanto apparente. Questo episodio ci insegna che l’unità non è uniformità. Spesso confondiamo le due cose. Pensiamo che voler bene significhi essere sempre d’accordo. Crediamo che l’amore richieda di rinunciare alle proprie opinioni. Ci illudiamo che la comunione coincida con il pensiero unico. Ma una comunità composta da persone che ripetono tutte la stessa cosa non è necessariamente una comunità viva; potrebbe essere semplicemente una comunità nella quale un’autorità dissuade i propri membri dall’esprimere ciò che pensano. L’unità cristiana è qualcosa di molto più profondo. Non nasce dall’identità delle opinioni, ma dalla comunione delle persone. È possibile avere idee diverse e continuare a stimarsi. È possibile interpretare una situazione in modo differente e continuare a collaborare per lo stesso bene. È possibile persino separarsi in alcune scelte operative senza per questo diventare nemici. La storia successiva lo dimostra. Marco, che Paolo non voleva portare con sé, diventerà un collaboratore prezioso. Nella Seconda Lettera a Timoteo Paolo arriverà a scrivere: «Prendi Marco e portalo con te, perché mi è utile per il ministero» (2Tm 4,11). Forse Barnaba aveva visto qualcosa che Paolo allora non riusciva a vedere. Forse Paolo aveva ragioni fondate per essere prudente e poi la grandezza di saper cambiare idea. Questo dovrebbe renderci più umili. Le nostre opinioni possono essere giuste, ma non sono l’intera verità. Possiamo avere buone ragioni senza che ciò renda automaticamente sbagliate quelle degli altri. La maturità cristiana non consiste nel pretendere che tutti ci diano ragione, ma nel cercare insieme la volontà di Dio anche quando le sensibilità sono differenti.
Nelle famiglie, nelle amicizie, nelle parrocchie e nelle comunità, il vero problema non è la diversità delle opinioni. Il vero problema nasce quando smettiamo di riconoscere nell’altro un fratello. Finché rimane la carità, le differenze possono persino diventare una ricchezza. Quando invece viene meno l’amore, anche le più piccole divergenze si trasformano in divisioni insanabili. Paolo e Barnaba ci ricordano che la comunione cristiana non chiede di pensare tutti allo stesso modo. Chiede qualcosa di più difficile e più bello: continuare a camminare verso Cristo anche quando i nostri punti di vista non coincidono perfettamente. Perché l’unità della Chiesa non nasce dall’uniformità delle idee, ma dall’unico Signore che tutti cerchiamo di seguire.





