Blog – Paci si congeda

leonardi
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Oggi su Avvenire è stato pubblicato l’ultimo brano della rubrica. Come saluto per tutti, pubblico per il blog la mia risposta a una delle tante lettere di ringraziamento che mi sono arrivate in queste ore per la rubrica “In Tre mesi”. Grazie a tutti!

Carissimo,
non so davvero come ringraziarti per quello che mi scrivi.
In Paci ho voluto raccontare che ogni uomo è peccatore ma nutre in un desiderio di redenzione che va solo ascoltato e seguito con pazienza. Penso che sia questo il motivo per cui Avvenire ha ritenuto convincente questo personaggio: perché è autentico, perché dice e vive pensieri ed esperienze che tutti possono riscontrare nella propria esperienza diretta o mediata. E lo ha raccontato giorno per giorno, cioè in tre mesi, così che i lettori di Avvenire potessero, ogni giorno, rispondere alla domanda: “e ieri Paci cosa ha fatto, come ha vissuto?”
Secondo il motto “fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce” moltissimi, silenziosamente, hanno profondamente apprezzato questo racconto; a qualcuno invece, rumorosamente, non è piaciuto. Per questi secondi ripeto le parole che Paci scrisse un mercoledì di ottobre (il 18 ottobre per essere esatti). Dopo essersi andata a confessare, troviamo in In Tre Mesi: “Il prete mi ha chiesto cinque volte di seguito se avevo fede. Ho risposto cinque volte di sì ma lui non mi ha creduto nemmeno una volta. Ci sono preti che vorrebbero solo spolverare santi. Se hai peccati si scandalizzano. Ti dicono che non li devi fare, i peccati. Spolveratori di santi! I peccatori? Tornino quando sono santi. Quel prete, tutto quello che mi ha detto era per difendersi da me. Ci si difende in una guerra. E la difesa ha le stesse armi dell’offesa. E le usa. Le usa per attaccare. Fanno male. Per difendersi ci si ferisce, ci si uccide. Solo che non si ferisce e si uccide solo l’avversario, solo me. Si ferisce e si uccide noi, te e me. Ma non me e Gesù. Quello non voglio. Gesù fammi amare questo prete anche se mi ha ferito. Anche se non è più ponte, strada. Che fatica.

Spero che al più presto esca il romanzo “Una giornata di Susanna” che contiene un’immagine più unitaria e completa di Paci – che nel romanzo si chiamerà Susanna – di quella contenuta in In Tre Mesi. Senza dubbio mi aiuterebbe molto se persone come te, a cui Paci è piaciuta, lo dicessero o lo scrivessero. Perché non c’è nessun motivo che per cui la gioia e il bene non facciano rumore almeno quanto il male.
Il mio intento primario è certamente scrivere senza voler insegnare nulla ma ti confido anche una speranza: spero che l’immagine reale di un sacerdote scrittore in grado di stare su un mercato laico possa dare uno scossone al clericalismo ancora così forte in Italia e “attirare” persone lontane, disamorate dalla Chiesa e convinte che per loro non ci sia posto o speranza. Gesù invece ha preparato un posto per tutti e soprattutto per le persone come Paci.

dM

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Per sapere di più su “Il diario di Paci” e sulla rubrica “In tre mesi”

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