Blog – Ma il santuario di Dio è la Chiesa vivente

Fonte dell’articolo mauroleonardi.it

Oggi è l’anniversario della Dedicazione della Basilica Lateranense (la cui denominazione completa comprende anche i nomi del Salvatore e dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista) che Costantino “donò” alla Chiesa nel 324 d.C.
Secondo molti quel gesto di fatto segnò non la cristianizzazione dell’impero, come ci veniva insegnato a scuola, bensì la mondanizzazione del cristianesimo. Lo disse perfino un mese fa il cardinale Mario Grech, segretario generale del Sinodo. “Il sistema sociale nato con Costantino – affermò – ha fatto bene alla Chiesa ma le ha fatto anche male, molto. Da lì la Chiesa si è lasciata contaminare dalla mondanità, come dice Francesco, dal potere. Da lì ha adottato il sistema della Corte imperiale».
I primi cristiani infatti – come raccontano san Paolo e gli Atti degli apostoli (1 Cor 3,16; 2 Cor 6,15; Ef 2,21ss; Atti 7, 44-50) – a differenza degli ebrei non riconoscevano la presenza della divinità in un tempio e, tantomeno, a differenza di tutti gli altri pagani, situavano Dio in un bosco sacro, in un luogo sacro, e quindi non avvertivano la necessità di una dimora che fosse lo spazio nel quale circoscrivere la presenza della divinità. Il santuario di Dio era la stessa comunità dei cristiani, ovvero erano le relazioni d’amore che si instauravano tra i credenti, che significavano una radicale spiritualizzazione apolitica delle manifestazioni devozionali (cfr Gc 1,27).
Per questo ogni qual volta si celebra la dedicazione di una chiesa, cioè banalmente il giorno in cui è stato inaugurato l’edificio, la liturgia ci ricorda che la chiesa sono le relazioni tra i cristiani e non la pietra materiale.

La dimora di Dio non può essere fatta da mano d’uomo perché “la dimora” sono le relazioni d’amore che lo Spirito Santo costruisce tra gli uomini e non sono gli edifici che gli uomini costruiscono. Così, lo scrittore cristiano Minucio Felice poteva ancora scrivere nel III secolo “non possediamo né templi né altari” e la medesima cosa diceva l’apologeta Arnobio nella sua disputa Adversus Nationes. Quando Costantino regalò ai cristiani l’attuale Basilica (che fu solo la prima, visto che poi, al posto di quelli pagani, disseminò l’impero di altrettanti luoghi di culto cristiani) in realtà comprò, con quei doni, il cristianesimo e lo piegò al proprio disegno politico: di fatto la parola ecclesia che fino a quel momento indicava la comunità di coloro che si amavano in Cristo, divenne il modo di chiamare il luogo del culto, cioè dove la comunità si riuniva a pregare. Insomma, la data di oggi – 9 novembre – va celebrata con una certa cautela. Perché festeggia sì la cristianizzazione del mondo ma anche il giorno in cui il cristianesimo corse il rischio di diventare ideologia parastatale. Smette di essere via al Cielo e diventa strumento che la politica piega ai propri interessi.

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