Blog – In nome della giustizia i talebani riprendono ad accecare, lapidare ed amputare mani e pieni

Fonte dell’articolo mauroleonardi.it

Il mullah Nooruddin Turabi, ex ministro della Giustizia e del famigerato Ministero per la Protezione della Virtù e la Persecuzione del Vizio – appena riaperto al posto di quello per i Diritti delle Donne – dichiara apertamente che l’intenzione del governo talebano è quella di reintrodurre le amputazioni punitive. Tagliare mani e piedi, frustare, accecare, uccidere attraverso la lapidazione è un mezzo necessario “per garantire la nostra sicurezza interna”. Pare, al momento, voler concedere con grande dispiacere, diversamente da quanto avveniva in passato, che per il momento le punizioni non si tengano più in pubblico. In questo modo, per altro, le efferatezze potranno essere perpetrate senza alcun notorietà, e quindi senza alcun controllo e senza nessun filtro. Ciò che era ingiustificabile ma almeno chiaro, ora potrà essere nascosto, dissimulato, perfino negato.
In 1984 racconta come nel paese del Grande Fratello ci fossero il Ministero della Verità, che si occupava dell’informazione, dei divertimenti, dell’istruzione e delle belle arti; il Ministero della Pace, che si occupava della guerra; il Ministero dell’Amore, che manteneva la legge e l’ordine pubblico; e il Ministero dell’Abbondanza, responsabile per
gli affari economici. In “neolingua”, cioè la nuova lingua inventata dai crudelissimi dittatori, i loro nomi erano i seguenti: Miniver, Minipax, Miniamor e Miniabb.
Chi ha letto il capolavoro Orwelliano ricorderà che fra tutti, il Ministero dell’Amore incuteva un autentico terrore. Era assolutamente privo di finestre. Winston non vi era mai entrato, anzi non vi si era mai accostato a una distanza inferiore al mezzo chilometro. Accedervi era impossibile, se non per motivi ufficiali, e anche allora solo dopo aver
attraversato grovigli di filo spinato, porte d’acciaio e nidi di mitragliatrici
ben occultati. Anche le strade che conducevano ai recinti esterni erano pattugliate da guardie con facce da gorilla, in uniforme nera e armate di lunghi manganelli.

L’utilizzo della parola virtù è assolutamente agli antipodi di come viene intesa nella tradizione cristiana. Basti pensare che alle origini del cristianesimo la confessione dei peccati era pubblica: perché ci si sentiva completamente accolti, non giudicati, aiutati e sostenuti. Quello che i talebani stanno disegnando sotto gli occhi dell’opinione pubblica mondiale è un islam che conosce solo la vendetta come strumento di giustizia. Credo che sia compito dei fratelli mussulmani del resto del globo smentire questo orribile miscela di Corano e di pashtun.
L’occidente ormai conosce bene che quando esiste intesa solo come applicazione di leggi, la giustizia crea orrori e storture. Solo coniugata assieme al perdono, all’amore, alla fraternità umana, alla consapevolezza della fragilità , alla necessità di un discernimento particolare, la giustizia può diventare virtù e quindi, in quanto tale, elemento di supporto alla vita dell’uomo.

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Prete, blogger e scrittore