Blog – Il razzismo c’è: però bisogna rendersene conto

leonardi
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La marcia antirazzista a Milano è stata una bellissima cosa ed ha mostrato l’Italia vera, o meglio, come ha detto Claudio Bisio, semplicemente “l’Italia”.
Non ho bisogno di grandi ragionamenti per scoprire che chi parla di razzismo “solo mediatico”, o di “falso problema”, dice sciocchezze, perché mi è sufficiente pensare alla mia vita.
Tra pochi giorni compirò sessant’anni e, come tutti sanno, ho vissuto i primi vent’anni della mia vita a Como. Ricordo ancora come negli anni ’60 il lago di Como assumesse colori diversi a seconda delle ore. Nulla di poetico, sto parlando degli orari in cui alcune grandi tintorie gettavano direttamente nel lago le loro scorie. Ricordo il bacino del lago antistante Como a volte interamente viola, o giallo, o blu. Guardavamo incuriositi e nessuno ci faceva caso. Anzi, qualche chilometro più in su, dalle parti di Torno, appena il lago svoltava, noi ragazzi facevamo qualche piccola traversata in barca e non portavamo con noi nessuna borraccia d’acqua. Solo una bottiglia vuota perché, quando avevamo sete, immergevamo la bottiglia nell’acqua e bevevamo. A pensarci ora mi chiedo come sia possibile che io sia qui a raccontarlo ma per qualche miracolo sono sopravvissuto a quello schifo ingerito senza alcun filtro. La verità è che eravamo una società civile “incivile”. Valeva per l’inquinamento, valeva per l’omosessualità, valeva per la disabilità. Ho passato il trentesimo anno del mio sacerdozio e sono stato per molti anni cappellano di collegi universitari dove i disabili non esistevano. A nessuno, nemmeno agli interessati, veniva in mente di poter fare una vita universitaria come quella di tutti. Le barriere architettoniche erano un concetto inesistente:  era il concetto ad essere inesistente perché loro erano vive e trionfanti, e tenevano confinati in una vita emarginata le persone disabili che, di fatto, non potevano studiare.
Chi afferma che gli episodi di razzismo che adesso vengono regolarmente messi alla gogna mediatica in realtà ci siano sempre stati, che rientrano nella normale quantità di sempre solo che ora, per colpa dei social, sono più visibili, si comporta come se io dicessi che i meravigliosi sforzi per rendere più pulito il lago di Como (e c’è ancora tanto da fare) sono superflui, inutili, perché negli anni ’60 in Italia si viveva benissimo anche se il lago diventava viola o verde a seconda della tinture delle cravatte e dei foulards.
Crescere in cultura, crescere in civiltà, significa prendere coscienza di ciò che da tanto tempo facciamo di sbagliato, e cambiarlo. Abbiamo trattato in un certo modo le donne per secoli, stiamo capendo con grande fatica che è sbagliato, e stiamo cercando di cambiare. Lo stesso vale per la pedofilia, per le persone omosessuali, per i modi violenti di educare, per la diversità religiosa: finalmente lo facciamo anche per il razzismo.

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Prete, blogger e scrittore