Fonte dell’articolo mauroleonardi.it
All’inizio il piacere sembra liberare, ma col tempo crea dipendenza. Chi vive inseguendo il piacere finisce per essere governato da ciò che prova, non da ciò che sceglie. La felicità, invece, nasce da qualcosa di molto meno appariscente: dal senso. Si è felici quando la vita ha una direzione e noi siamo in quel solco, stiamo andando da “quella parte”. In questo modo ciò che faccio ha un valore. Tutti saremmo d’accordo nel dire che il più grande nemico della felicità è il dolore, ma non basta. Perché riconosciamo facilmente ciò che ci fa stare male, invece la ricerca del piacere – anche di quello piccolo – si nasconde nelle pieghe della nostra vita come vero antagonista della felicità. Il piacere può diventare il nemico più subdolo della felicità perché ci fa credere di poterla sostituire. Accade come avveniva quando i conquistatori davano ai nativi del Sud Africa pezzetti di vetro al posto dei diamanti. Ci fa credere di essere vivi mentre ci anestetizza. Ci convince che basti stare bene per stare davvero bene.
La felicità non coincide con “sentirsi bene”, ma con sapere perché si vive: anzi, ancor meglio, “per chi si vive”.





