Blog – Gli otto anni di Papa Francesco

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Fonte dell’articolo mauroleonardi.it

Il 13 marzo è stato l’anniversario dell’elezione di Jorge Mario Bergoglio a Papa. Francesco è un po’ l’erede di Giovanni Paolo II per la centralità della Misericordia e, allo stesso tempo, interpreta una continuità straordinaria sia con Benedetto XVI che con i grandi pontefici del ‘900. L’influenza di Giovanni XXIII si evidenzia nel suo forte spirito ecumenico e nel tentativo di tracciare una via dove, senza togliere nulla alla solidità dottrinale, la Chiesa sappia porgere sempre il suo volto più tenero e materno all’uomo. Francesco è un papa, come papa Luciani, che conquista per umanità e semplicità; ed è però un papa anche ferito dalle polemiche come Pio XII seppure, evidentemente, per diverse ragioni.
Bergoglio, che raccoglie su di sé l’eredità di molti grandi, scelse per sé il nome di San Francesco: attraverso il nome di un grandissimo santo diede al proprio ministero una forte impronta di povertà, di attenzione agli ultimi, di verità sempre proposta con carità e tatto, di apostolato “per attrazione”, di dialogo vissuto più che imposto e gridato.
Lo raccontò, subito dopo l’elezione, in una conferenza stampa storica. «Come vorrei una Chiesa povera e per i poveri! – disse – Per questo mi chiamo Francesco, come Francesco da Assisi: uomo di povertà, uomo di pace. L’uomo che ama e custodisce il Creato; e noi oggi abbiamo una relazione non tanto buona col Creato…». L’idea gli vennne dalla reazione del suo vicino di banco in Conclave, l’arcivescovo emerito di San Paolo, il brasiliano Claudio Hummes, suo grande amico. «Quando è stato raggiunto il quorum dei due terzi, è scattato l’applauso. Claudio mi ha abbracciato e mi ha detto: “Non dimenticarti dei poveri”. Allora ho pensato alla povertà. Alle guerre. A San Francesco di Assisi. E ho deciso di chiamarmi come lui». Povertà, pace, custodia del creato, sono stati tutti obiettivi per i quali il Papa argentino ha lavorato tenacemente.
Il recente viaggio in Iraq evidenzia come il papato forse non ha mai avuto tanta forza quando, come ora, sottolinea che la Chiesa, ovvero il Corpo Mistico di Cristo, è una realtà appunto “mistica”: qualcosa cioè che pur toccando il tempo e la storia ha però le proprie radici nell’eternità. Appare così evidente come lo Spirito Santo doni al pontefice, uomo tra gli uomini, un carisma che è un dono, una grazia, ma anche una croce che nulla ha a che vedere con l’esercizio di un potere politico, contingente e temporale.

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Prete, blogger e scrittore