Fonte dell’articolo mauroleonardi.it
È il paradosso di molte città diventate improvvisamente globali: più vengono amate dal mondo, più rischiano di diventare estranee ai propri abitanti. Como potrebbe progressivamente trasformarsi in una vetrina: bellissima, ricchissima, conosciuta ovunque, ma sempre meno accessibile a chi ci vive. E anche la squadra di calcio del Como 1907 si trova dentro questa contraddizione. Da una parte rappresenta uno straordinario motore di entusiasmo, investimenti e notorietà. Dall’altra, proprio la velocità della crescita impone una domanda: fino a che punto il Como resterà la squadra dei comaschi o diventerà solo una delle componenti del grande brand internazionale Lake of Como? Non è una questione nostalgica. Non avrebbe senso rimpiangere una Como più povera e meno conosciuta. Il punto è un altro: capire chi beneficia davvero di questa crescita. Se il valore degli immobili aumenta ma diventa impossibile per un giovane comasco comprare o affittare una casa, qualcosa non funziona. Se aumentano i turisti ma diminuiscono i servizi pensati per chi abita stabilmente in città, qualcosa si perde. E se lo stadio diventa una magnifica vetrina internazionale ma il tifoso che seguiva il Como anche nelle categorie inferiori finisce per sentirsi ospite a casa propria, allora il successo sportivo rischia di perdere una parte della propria anima. Per questo anche la questione dello stadio non è semplicemente un problema calcistico o urbanistico. Il Sinigaglia occupa uno dei luoghi più belli e delicati della città, affacciato sul lago e inserito in un paesaggio unico. Qualunque progetto di trasformazione deve tenere insieme esigenze diverse: quelle della società, quelle della città e dei residenti, la tutela di un patrimonio paesaggistico straordinario, il diritto dei tifosi a non vedere trasformato il calcio esclusivamente in un prodotto per un pubblico ricco e internazionale. La vera sfida, quindi, non è fermare questa enorme ricchezza: la sfida è governarla. Fare in modo che gli investimenti migliorino la città e non soltanto il suo valore commerciale, che il turismo produca benessere senza svuotare il centro dai suoi abitanti. che il Como diventi una grande squadra internazionale senza smettere di essere profondamente comasca.
In fondo, calcio e città stanno affrontando la stessa prova. Entrambi sono diventati improvvisamente desiderabili agli occhi del mondo ed entrambi devono riuscire a trasformare questa fortuna in qualcosa che rimanga anche quando l’entusiasmo del momento sarà passato. Perché la domanda decisiva non è se Como debba aprirsi al mondo ma è: questa enorme ricchezza sta facendo crescere Como insieme ai comaschi o toglie Como ai comaschi?
L’immagine che illustra l’articolo è stata elaborata dall’IA e mostra una città di Como con i suoi elementi costitutivi ma totalmente falsa: per esempio il duomo di Como non si trova sul lungo lago





