Beato Francesco de Posadas – Amici Domenicani

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Fonte dell’articolo Amici Domenicani – Autore Padre Angelo Bellon op.

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sacerdote (1644-1713) – memoria 22 settembre

Il Beato Francesco nacque a Cordova (Spagna) il 25 novembre 1644. E’ storicamente accertato che i suoi genitori, originariamente nobili di Orense e poi decaduti, erano dei semplici venditori di frutta.

Orfano del padre quando aveva cinque anni, fu educato da sua madre in vista della vita religiosa e precisamente la vita domenicana. Tuttavia, la sua umile provenienza, fu motivo di grande difficoltà, poiché non fu accettato dal nobile convento della sua città natale. Infatti il convento domenicano di San Pablo de Córdoba è un nido di aquile, una fucina di saggi e un crogiolo di sangue. Il fiore all’occhiello delle famiglie cordoviane, si vanta di avere lì figli che sono già vescovi o insegnanti di teologia. Statuti di pulizia del sangue e orgoglio aristocratico assicurano lo svolgimento del convento. Francisco non mancava di nobiltà di sangue e nobiltà d’anima, ma era nota la sua qualità di figlio della “vendedera”. Le porte del San Pablo gli erano chiuse.

Per questo entrò nel convento di Escalaceli nel 1662, facendo poi il noviziato a Jaèn e gli studi a Sanlùcar di Barrameda e lì si guadagnò un’insolita stima per il suo talento e la sua virtù. Arrivò così al sacerdozio nel 1668.

Dopo poco tempo le resistenze dei suoi confratelli del convento di Cordova furono superate a causa della testimonianza ineccepibile della sua vita e delle sue qualità. Il suo lavoro pastorale si sviluppò nella predicazione, negli scritti e nella organizzazione efficace della vita cristiana dei fedeli di Cordova, che si affidarono alla sua direzione spirituale presso la casa filiale di Escalaceli, nel convento-ospedale di San Giacinto. In questo convento passò la sua vita il beato Francesco.

Fu insieme predicatore e scrittore:

  1. Come predicatore, predicava nelle chiese, nelle strade e nelle piazze. In un instancabile progetto missionario. La folla lo ascoltava; anche i professori di teologia, perfino il vecchio priore che tanto lo perseguitava, avevano rinunciato, e non mancavano mai alle sue prediche, mischiandosi al popolo.  Trascorse trent’anni a predicare a Córdoba, tranne alcuni brevi periodi in cui era in missione nella provincia. Davvero, è stato un caso eccezionale, straordinario. Nessuno ricordava più le sue umili origini Diceva di dipendere totalmente da Dio, ripeteva con squisita umiltà per far tacere la lode, per scacciare la tentazione degli onori: priorati e mitre, l’ambizione di tanti cadevano a poco a poco ai suoi piedi. Ha rinunciato a tutto ciò che non era umiltà: a tutto tranne la santità. Nessun predicatore aveva attirato folle così dai tempi di San Vincenzo Ferrer. Ad esempio dell’efficacia della sua predicazione ce n’è una molto significativa: insistette per bandire le commedie e chiudere il teatro e ci riuscì.
  2. Come scrittore fu straordinario rappresentante dell’oratorio sacro spagnolo negli ultimi tempi, è stato anche un grande maestro e scrittore spirituale. Il suo biografo, padre Alcalá, si meravigliò di come un uomo che passava tutto il giorno a predicare, confessare e pregare potesse avere il tempo di scrivere. Ma ci sono le sue opere, che si rivelano un degno seguace della grande scuola mistica del Cinquecento.

Scrisse tre biografie, tra cui anche una di San Domenico in cui traspare la sua autobiografia, coltivò il genere didattico (un bel libro contro il quietismo nello stile domenicano di confutazione delle eresie) ed anche quello poetico, con misura.

Il grande amore per sua mamma, umile venditrice di frutta, ma artefice straordinaria della sua vocazione domenicana, lo spinse a prendere per cognome quello della madre, de Posadas. Il suo amore per la Madonna lo rese entusiasta predicatore dei suoi misteri e splendido propagandista della devozione del rosario. La sua predicazione si estese a tutta l’Andalusia.

Fu umile in grado eroico, respingendo due vescovadi che gli furono proposti; molto austero, penitente, dedito a soccorrere i poveri, gli infermi ed i carcerati, ancora vivente godette della fama di santità. Morì nel suo convento di Cordova in piena lucidità, edificando tutti col buon esempio. Il 20 settembre 1713. Il suo corpo si venera nella chiesa di San Paolo.

Fu beatificato da Pio VII il 20 settembre 1818.

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P.Angelo Bellon op, docente di teologia morale.