Fonte dell’articolo Amici Domenicani – Autore Padre Angelo Bellon op.
Quesito
Carissimo Padre! Ave Maria e buona Festa di San Massimiliano Kolbe.
Sono un ragazzo di 19 anni in discernimento vocazionale che da 3 anni cammina nel Signore attraverso la S Messa quotidiana, la confessione settimanale, il Santo Rosario completo e la meditazione della Sacra Scrittura.
Le scrivo a proposito di una tematica di morale sessuale. (…).
Volevo chiederle una parola su alcuni pensieri che mi hanno smosso in questi giorni. Proprio alla luce della Redenzione e della Salvezza che lo Spirito mi ha fatto accettare e accogliere, desiderare come la cosa più importante della mia vita la mia natura sessuale che ha preso un’altra direzione: sono un maschio chiamato ad essere padre e sento tutte le pulsioni, sono tante anche per la mia giovane età e l’astinenza, come una profezia di donazione e di chiamata di Dio a decidermi per Lui, per amarLo nei figli che mi donerà o nella famiglia o nella S Chiesa.
Tante volte ho cercato di staccare subito il pensiero pensando alla sessualità del mio corpo come quando evito un pensiero impuro ma in questi giorni ne ho parlato con il Padre con tanta semplicità e sincerità, come un figlio adolescente al padre che gli dà lezioni di come vivere bene le proprie pulsioni.
In particolare ho riscontrato tanta difficoltà a desessualizzare la mia nudità (più di quella che faccio a non sessualizzare gli altri) nel senso di renderla parte redenta del mio corpo, parte del Corpo di Cristo in me e non parte da nascondere ma da benedire come tutto il resto. Ho vissuto tanto una chiamata di Dio a non averne paura solo perché l’ho usata male ma a riscoprirla con Lui con tutte le mie fragilità che offerte sono tesori di Grazie.
In questi giorni ho provato anche a guardarmi nella mia intimità in modo diverso, a dormire e pregare senza vestiti chiedendo con forza e confidenza questo dono di purezza e innocenza a Gesù, a pensare a questa parte di me senza quella moralità inutile se staccata dallo Spirito, consapevole però che non è come la mano o il piede, è il tesoro di Dio e non va esposto e profanato.
La mia domanda è: è sbagliato il mio ragionamento e gli atteggiamenti messi in atto? Sono peccati? Sto sperimentando che piano piano attraverso di essi anche se in un primo momento si scatenano le pulsioni poi si stabilisce un ordine anche interiore in me. Non so se tutto questo è una tentazione o un desiderio di Dio di farmi vivere anche più nell’integrità della mia persona. Non avevo mai avuto questi pensieri e non ci avevo mai dato peso, ritenendo tutto impurità.
Grazie!! In Maria!
Risposta del sacerdote
Carissimo,
sono contento di sentirti e ti dico anche che spesso e volentieri il mio pensiero corre a te, a motivo del discernimento vocazionale che stai portando avanti.
1. In merito a quanto mi hai scritto, non dobbiamo desessualizzarci, a meno che per sessualizzazione non s’intenda avere la mente sempre attaccata al sesso.
La sessualità è una porzione importante della nostra vita. È la via del dono.
Non potrei dire che sia la più importante, perché la più importante la carità. Ragion per cui la sessualità va vissuta nell’orizzonte della carità, e cioè del farsi dono a Dio e al prossimo in Dio e per Dio.
2. Non possiamo tuttavia dimenticare che viviamo dopo il peccato originale.
Prima del peccato originale i nostri progenitori erano nudi e non ne provavano vergogna.
Dopo il peccato originale “scoprirono di essere nudi” e allora cercarono di coprire la loro nudità.
Che cosa significa questo? Che prima del peccato originale i nostri corpi, sebbene nudi, erano coperti con il vestito della grazia e dell’innocenza.
Per loro tutto era puro, come del resto testimonia più avanti la Sacra Scrittura quando afferma che “tutto è puro per chi è puro” (Tt 1,15).
3. Dopo il peccato originale, che peraltro non è consistito in un peccato di impurità ma di superbia, si sentirono interiormente disunificati.
Perso il vestito della grazia che teneva la vita sensitiva subordinata a quella razionale e quella razionale a Dio, si sentirono in qualche modo disgregati, come divisi in se stessi.
Per cui avvertirono immediatamente l’esigenza di ritrovare la propria dignità coprendosi con una veste, per quanto minima.
È per questo che alcuni atleti nelle loro gare, per non essere impacciati dalle vesti, indossano il minimo coprendo le parti intime.
4. Questo perché?
San Tommaso dice che “sebbene tutte le facoltà dell’anima siano viziate dal peccato originale, tuttavia sono particolarmente colpite dall’infezione quelle tre menzionate da Sant’Agostino, e cioè “la potenza generativa, il concupiscibile e il senso del tatto” (De civitate Dei, XIV, 20) a motivo dei “moti propri che sfuggono alla ragione” e che “muovono al massimo la concupiscenza” (Somma teologica, I-II, 83, 4).
5. Questo per dire che anche quando ci troviamo da soli il nostro corpo non va mai abbandonato del tutto.
Siamo tempio dello Spirito Santo (cfr. 1 Cor 6,19). A motivo di questo San Paolo soggiunge: “Glorificate dunque Dio nel vostro corpo!” (1 Cor 6,20).
La traduzione della Volgata ancor più insistentemente traduce: “Glorificate e portate Dio nel vostro corpo!”.
6. San Tommaso commenta: “Poiché le vostre membra sono tempio di Dio, nel vostro corpo non deve comparire nulla se non ciò che appartiene alla gloria di Dio. (…). In Es 40,32 si legge: “La nube coprì il tabernacolo della testimonianza e la gloria del Signore lo riempi”.
In riferimento al “portate Dio nel vostro corpo” scrive: “il vostro corpo deve portare Dio così come il cavallo o un altro animale porta il suo padrone” (Commento alla prima lettera ai Corinzi 6,20).
7. In conclusione è vero che tutto è puro perché è puro, come è altrettanto vero che tutto il nostro corpo glorifica Dio.
Ma non si deve dimenticare che dopo il peccato originale alcune parti hanno subito “un’infezione” per usare linguaggio di San Tommaso. Sicché “le parti del corpo che riteniamo meno onorevoli le circondiamo di maggiore rispetto, e quelle indecorose sono trattate con maggiore decenza” (1 Cor 12,23).
Con l’augurio di ogni bene, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo
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