Alcuno mi ha detto che non bisogna pregare per se stessi, ma per gli a…

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Fonte dell’articolo Amici Domenicani – Autore Padre Angelo Bellon op.

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Quesito

Caro Padre Angelo,
il Signore la benedica.
Dialogando con alcune persone (tre per l’esattezza), in occasioni diverse, è emerso un discorso che mi ha fatto sorgere dei dubbi, e cioè: “non si prega per sé stesso ma si prega per gli altri, e gli altri pregano per me”; adducendo come esempio il passo in cui si dice “dove due o più sono riuniti nel mio nome la sarò Io”. 
A parte questo, che credo non c’entri con la preghiera individuale. Mi sembra d’aver letto che non vi è preghiera più forte per noi se non quella propria.
La ringrazio per il suo chiarimento.


Risposta del sacerdote

Carissimo, 
1. hai ragione.
Nel Vangelo abbiamo il caso del pubblicano che entrando nel tempio sta in fondo e dice: “O Dio abbi pietà di me, peccatore” (Lc 18,13). 
Il Signore approva questo tipo di preghiera tanto che aggiunge: “Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato»” (Lc 18,14).

2. Abbiamo anche il caso della vedova importuna che va continuamente dal suo avvocato a supplicarlo perché difenda una sua causa. L’avvocato infine le dà soddisfazione. Gesù soggiunge: “Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente” (Lc 18,6-8).

3. Nel Vangelo troviamo la supplica di un uomo che dice Gesù: “Credo; aiuta la mia incredulità!” (Mc 9,24).
Troviamo passi in cui Gesù stesso domanda che cosa può fare per colui che gli sta dinanzi come nel caso del cieco di Gerico:  “Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!»” (Mc 10,51).
O come nel caso del paralitico presso la piscina delle pecore: “Gesù, vedendolo giacere e sapendo che da molto tempo era così, gli disse: «Vuoi guarire?». Gli rispose il malato: «Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, un altro scende prima di me». Gesù gli disse: «Àlzati, prendi la tua barella e cammina». E all’istante quell’uomo guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare” (Gv 5,6-9).

4. La testimonianza più bella ci viene da Gesù stesso che nell’orto degli olivi prega così: “Poi si allontanò da loro circa un tiro di sasso, cadde in ginocchio e pregava dicendo: «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà». Gli apparve allora un angelo dal cielo per confortarlo” (Lc 22,41-43).

5. Pertanto siamo tenuti a pregare anzitutto per noi stessi, per le nostre necessità materiali e per quelle spirituali.
Sant’Agostino dice: “Non c’è niente di riprovevole, se uno si limita a volere i mezzi sufficienti per vivere. I quali non sono desiderati per se stessi, ma per la salute del corpo e per il decoro personale, in modo da non sfigurare tra le persone con le quali si deve convivere. Perciò queste cose, quando uno le ha, può pregare per conservarle; e quando non le ha, può chiederle per averle” (Epistola 130,12).
È giusto dunque pregare per la propria salute, per il proprio vantaggio economico, per il proprio lavoro, per il felice superamento degli esami, per la promozione… in una parola per tutto ciò di cui abbiamo bisogno.

6. San Tommaso ha delle utili precisazioni sulle condizioni per poter meritare quando si domanda qualche cosa per se stessi.
Dice anzitutto che se si chiedono cose che non sono utili per la beatitudine e cioè per la salvezza eterna, anzi, se si chiede qualcosa che dispiace a Dio perché è un peccato, con quella preghiera non si merita.
Anzi compromette il merito.
Se invece si chiedono cose non necessarie per la salvezza ma neanche contrarie, Dio non è tenuto ad esaudirci perché come buon medico sa meglio del malato quello che gli fa bene.
A questo proposito ricorda il caso di San Paolo che supplicava Dio di togliergli una spina nella carne che lo schiaffeggiava in continuazione, un messo di Satana. Dio non lo esaudì perché questo gli giovava per non montare in superbia.
“Se invece quello che si domanda è utile alla beatitudine di chi prega, come elemento indispensabile per la sua salvezza, allora uno lo merita non soltanto pregando, ma anche facendo altre opere buone. Perciò allora uno riceve infallibilmente quanto chiede, però a tempo debito: “infatti”, come nota Sant’Agostino, “certe cose non vengono negate, ma vengono differite per essere concesse al momento opportuno”. 
Questo però può essere impedito, se uno non insiste a pregare.
Ecco perché San Basilio scriveva: “Per questo spesso domandi e non ottieni, perché domandi malamente, e con poca fede, o con leggerezza, oppure chiedendo cose che non ti giovano, o senza insistere”.
E siccome uno non può meritare ad altri a tutto rigore la vita eterna, (perché l’altro potrebbe essere mal disposto e non voglio ricevere il bene soprannaturale, n.d.r.) di conseguenza non sempre uno può così meritare ad altri le cose che si richiedono per la vita eterna. E anche per questo non sempre viene esaudito chi prega per un altro, come sopra abbiamo notato.
Perciò perché uno impetri sempre quello che domanda, si richiede il concorso di queste quattro condizioni: che preghi per se stesso, che chieda cose necessarie per salvarsi, e lo faccia con pietà e perseveranza” (Somma teologica, II-II, 83, 15, ad 2).
Sicché è giusto quello che hai letto: non c’è preghiera più meritoria per noi che quella nella quale preghiamo per noi stessi. Perché allora da noi stessi ci disponiamo a ricevere ciò che Dio ha promesso di darci dall’eternità.

7. È chiaro però che la nostra preghiera con tutte le dovute disposizioni ottiene quanto chiede se si prega con l’animo riconciliato, cioè in pace con tutti, almeno per quanto sta a noi. Il Signore infatti ha detto: “Se dunque tu presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono” (Mt 5,23).

8. Pertanto non lasciarsi confondere. Continua a pregare per te e per le tue cause.
Quando preghi, permetti a Gesù Cristo di entrare nella tua vita e nei tuoi problemi con la sua onnipotenza salvatrice.
La stessa cosa quando preghi la Beata Vergine Maria: le apri la porta perché venga nella tua vita e preghi con la sua intercessione che può tutto.

Augurandoti ogni bene, ti benedico e ti ricordo nella preghiera, 
padre Angelo

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P.Angelo Bellon op, docente di teologia morale.