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Tale (Albania). Dal 6 al 16 luglio 2026 la comunità Beata Laura Vicuña di Tale, appartenente all’Ispettoria Madonna dal Buon Consiglio (IMR), ha ospitato un gruppo di giovani provenienti dalla Diocesi di Rieti e accompagnati da una Figlia di Maria Ausiliatrice, suor Nazarena Sabatino, per un’esperienza missionaria.
Riportiamo la testimonianza di una giovane partecipante, Camilla Persiani:
“Ci sono viaggi e… viaggi. Alcuni si ricordano per i luoghi visitati, altri restano impressi nell’anima. L’esperienza missionaria vissuta dal 6 al 16 luglio 2026 da un gruppo di giovani della nostra Diocesi di Rieti, accompagnati da suor Nazarena Sabatino FMA, appartiene senza dubbio a questa seconda categoria. Non è stata semplicemente una missione estiva, ma un incontro profondo con una terra, un popolo e una fede che hanno lasciato un segno indelebile.
Il centro pulsante della nostra esperienza è stato il Grest presso la parrocchia di San Nicolas, dedicata a Maria Ausiliatrice. Ogni giorno decine di bambini provenienti da sette villaggi raggiungevano la parrocchia, spesso a piedi, portando con sé una gioia contagiosa.
Attraverso giochi, laboratori, canti e momenti di condivisione abbiamo sperimentato la bellezza del servizio gratuito. Nei loro occhi abbiamo visto semplicità, fiducia e una capacità di donare affetto senza chiedere nulla in cambio. Sono stati proprio loro a ricordarci che il servizio non impoverisce, ma arricchisce chi lo vive. Ogni sorriso, ogni abbraccio, ogni istante condiviso è stato un dono prezioso.
Per alcuni giorni abbiamo condiviso la missione con un gruppo di giovani provenienti dall’Ungheria. Insieme abbiamo collaborato con i Padri Rogazionisti, scoprendo che la fede abbatte ogni barriera linguistica e culturale. Pur provenendo da Paesi diversi, ci siamo sentiti parte di un’unica famiglia, uniti dal desiderio di servire.
La missione non è stata solo attività, ma anche un percorso spirituale intenso. La preghiera, l’Eucaristia e i momenti di riflessione hanno accompagnato ogni giornata, aiutandoci a leggere ciò che stavamo vivendo con gli occhi della fede.
Tra le esperienze più forti vi è stata la visita al complesso del Bunk’Art e al museo dei martiri della persecuzione comunista a Scutari. Camminare tra bunker e celle dove uomini e donne hanno sofferto torture e privazioni per non rinnegare la fede è stato profondamente toccante. In quei luoghi abbiamo percepito il peso della sofferenza di un popolo e il coraggio di chi ha scelto Cristo a costo della vita. È impossibile uscirne senza interrogarsi sul valore della libertà e della fede.
Abbiamo visitato anche Krujë, città simbolo della storia albanese, con il castello legato a Giorgio Castriota Skanderbeg. Deportato da bambino alla corte ottomana, riuscì a tornare nella sua terra e a guidare il popolo nella difesa della libertà. La tradizione racconta che affidò la sua missione alla Madonna del Buon Consiglio, alla quale rimase sempre devoto. La sua figura continua a essere esempio di coraggio, fede e amore per il proprio popolo.
Particolarmente intensa è stata la visita al carcere, dove abbiamo incontrato persone segnate da povertà, malattia e storie di grande sofferenza. Celebrare con loro la Santa Messa è stato un momento di autentica comunione. In quei volti abbiamo riconosciuto Cristo che chiede di essere accolto nei fratelli più fragili. È stato un incontro che ci ha insegnato a non fermarci alle apparenze, ma a guardare ogni persona con gli occhi della misericordia.
Ogni giorno trascorso in Albania ci ha ricordato che la missione non consiste solo nel dare, ma nel lasciarsi cambiare dall’incontro con l’altro. Siamo partiti pensando di portare aiuto; siamo tornati con il cuore colmo di doni ricevuti. Abbiamo imparato che basta poco per rendere felice qualcuno, che la speranza può nascere anche nelle situazioni più difficili e che il Vangelo prende vita nei gesti concreti di amore, ascolto e servizio.
Questa esperienza ha acceso in ciascuno di noi il desiderio di continuare a mettersi in cammino. Speriamo che questi dieci giorni siano solo l’inizio di altre missioni, perché abbiamo compreso che, camminando mano nella mano, possiamo sostenere tante persone che vivono nella povertà, nella sofferenza e nella solitudine.
L’Albania ci ha accolti con la sua storia, la sua fede e il suo popolo. Noi siamo tornati con qualcosa di molto più prezioso: un cuore nuovo, più aperto all’amore, al servizio e alla speranza. Questa missione non resterà solo un ricordo, ma continuerà a vivere nelle nostre scelte quotidiane, ricordandoci che ogni gesto d’amore, anche il più piccolo, può cambiare la vita di qualcuno. E, prima di tutto, cambia la nostra.”






