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Agi – I giovani, la politica e i fratelli Mattarella

L’anno scorso di questi tempi si avvicinavano le elezioni e ci stavamo interrogando sul perché ai nostri giovani interessasse poco la politica. Il motivo era semplice: gli elettori con oltre 65 anni sarebbero stati un milione in più di quelli che ne avevano meno di 35 anni e pertanto, consapevoli di ciò, i partiti si concentravano più sugli anziani che sui giovani realizzando così ciò di cui si lamentavano. “Ai giovani la politica non interessa”, sospiravano, ma era l’effetto non la causa. Ai giovani la politica non interessava perché a quella politica non interessavano i giovani. 

Da allora è passato un anno e pare che un signore dai capelli bianchissimi, in abito blu, con panciotto e linguaggio fortemente istituzionalizzato, la sera dell’ultimo dell’anno abbia ottenuto su Rai1 uno share da Sanremo ma, soprattutto, abbia sbancato sui social (in particolare Twitter e Youtube), doppiando Salvini e Di Maio. Il successo di Sergio Mattarella è stato attribuito all’essersi seduto su una comoda poltrona lasciandosi alle spalle l’imponente e lussuosa scrivania, oppure all’aver vicino un quadro donatogli dai ragazzi autistici, accorciando così le distanze delle istituzioni da chi soffre. Senza dubbio questi elementi avranno contribuito, ma io credo ci sia qualcosa di più. 

Il Presidente della Repubblica è stato l’unico politico presente a Ciampino quando, meno di un mese fa, è giunta in Italia la salma di Antonio Megalizzi, il giovane giornalista ucciso a Strasburgo dove stava lavorando con altri per inventare una nuova rete radiofonica europea. Il 18 dicembre scorso il volto pallido e serio della Prima Carica dello Stato, il suo raccoglimento nel cappotto, nella preghiera e nel suo parlare fitto coi parenti, aveva riempito il vuoto delle altrui assenze, sottolineandole. E aveva detto cosa fosse la vera presenza della politica, il vero “esserci” di un politico e, ancor più, di un’istituzione.


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L’anno scorso oltre la metà dei ragazzi intervistati diceva di essere né di destra né di sinistra e, uno su tre, neppure aveva deciso se votare o meno. Nel frattempo c’erano notizie allarmanti  che segnalavano come tra i giovani pareva crescessero il fondamentalismo, l’odio razziale, il nazismo, il fascismo e il comunismo, significando inequivocabilmente il totale fallimento della politica come luogo nel quale il tipico estremismo dei giovani potesse decantarsi, depurarsi per diventare un progetto da costruire. 

Da parte mia ho sempre pensato che i giovani sarebbero tornati alla politica quando si fossero trovati politici capaci di dare la vita per i sogni di cui parlano. Sergio Mattarella riesce a dirci di essere uno di loro. Sfogliamo le pagine della storia e vedremo che i giovani sono affascinati dagli uomini veri: da persone che muoiono anche perdendo ma avendo alle spalle una vita piena di senso. Non è un caso, forse, che proprio in questi giorni si stia per girare un film su Piersanti Mattarella, il fratello del Presidente morto per mano della mafia. Non dimentichiamoci che fu l’assassinio del fratello a spingere l’attuale Presidente della Repubblica all’impegno nella politica.

Tratto da Agi

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Info autore: Mauro Leonardi

Mauro Leonardi
Prete, blogger e scrittore

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