Agi – È tornato l’uomo che trasformò il piombo in oro, Claudio Ranieri

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Per me, milanista, il ritorno di Claudio Ranieri alla Roma è una gioia. Quando gli opinionisti non sportivi si occupano di calcio è quasi sempre per parlare dei problemi creati dai tifosi. Oggi invece voglio ricordare il bello di Ranieri in Inghilterra, sponda Leicester. Quando il bene cessò di essere una favola e divenne realtà, la realtà più reale che c’è: quella delle lacrime di Claudio Ranieri che compiva l’impresa più clamorosa della storia del calcio.

A quei tempi Ranieri era un italiano all’estero che, partito dal fondo, aveva superato le multinazionali e gli sceicchi: e quell’anno Mourinho, per il quale Ranieri era stato uno dei tanti “Zeru Tituli“, si era dovuto ricredere e gli aveva fatto i complimenti fino a diventare poi un suo fan dicendo che i dirigenti del Leicester, invece di esonerarlo nel 2017, dovevano dedicargli lo stadio. 

Perché Ranieri nel 2016 ricevette, insieme a moltissimi premi, quello della FIFA come miglior allenatore del mondo e Sergio Mattarella lo aveva insignito dell’onorificenza di Grande ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica italiana, quinto sportivo dopo Sara Simeoni, Gino Bartali, Silvio Piola e Reinhold Messner. 

Tutti ricordiamo il Ranieri di quell’anno, quando, mentre le labbra predicavano calma e concentrazione, gli occhi non ce la facevano più e scoppiavano a piangere: lacrime di commozione per i sogni realizzati e non, una volta tanto, per i lacrimogeni.

Ranieri aveva vinto la Premier League con una squadra il cui bilancio era inferiore a quello del Palermo. Durante un’intervista poco prima che la vittoria fosse matematicamente sua aveva detto di aver vinto in ogni caso perché, spiegava “adesso un giovane può guardare al Leicester e dire: se Vardy può fare questo, se Kantè può fare questo, allora posso riuscirci anch’io. Di cosa ho bisogno per arrivare? Di un grande nome? No. Di un grande contratto? No. Di una mente aperta, un cuore aperto, batterie cariche e via a correre liberamente”.

Mentre, per non picchiarsi, i tifosi delle altre squadre hanno troppo spesso bisogno di uno schieramento della polizia che manco in guerra, quando il Leicester vinceva fuori casa applaudiva in piedi tutto lo stadio, non solo i loro pochi tifosi al seguito. Perché il Leicester era la seconda squadra di tutti i tifosi del mondo e tutti applaudivamo al fatto che i sogni non sono fatti d’aria ma della persona giusta che crede in te. 

Sento qualche tifoso della Roma borbottare per la scelta della società caduta su Ranieri. Vorrebbero il grandissimo nome perché vorrebbero che la loro fosse una grandissima società. Speriamo non perdano l’occasione, loro e tutti noi, per ringraziare un italiano che ha il difficilissimo compito di trasformare il piombo in oro anche nella sua patria e non solo all’estero.

Tratto da Agi

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